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Commercialisti, pensione più cara

del 25/05/2011
di: di Ignazio Marino
Commercialisti, pensione più cara
Contributi previdenziali più cari per i commercialisti ma destinati a fruttare di più ai fini pensionistici. A larghissima maggioranza, dopo un animato dibattito nei giorni scorsi all'interno della categoria, l'assemblea dei delegati della Cassa di previdenza ha approvato la delibera che contiene la mini riforma finalizzata all'innalzamento (dal prossimo anno) dell'aliquota soggettiva dal 10 al 12% in tre anni (di veda tabella) e al mantenimento sine die del contributo integrativo (a carico del cliente) al 4%. L'incremento di quest'ultimo garantirà la possibilità di riconoscere sui montanti pensionistici degli iscritti importi percentualmente superiori alla contribuzione effettivamente versata (ad esempio, a fronte del versamento di soggettivo con l'aliquota del 12%, verrà riconosciuto sul montante individuale l'equivalente del 15%). Tale premialità, nel rispetto del principio di equità intergenerazionale, sarà collegata e crescente al crescere del numero di anni che l'iscritto vanta nel sistema contributivo. Ma non solo. L'aumento dell'aliquota minima di soggettivo non comporterà, ci tengono a precisare dalla Cnpadc, modificazione alcuna nell'importo del contributo minimale fisso dovuto; «ciò a salvaguardia delle fasce categoriali più deboli». L'Assemblea ha altresì espresso il proprio favore per la proposta di rendere rateizzabili le eccedenze contributive; strumento utile a favorire la transizione verso aliquote di contribuzione superiori. La delibera passa ora ai ministeri vigilanti per l'approvazione definitiva.

Fin qui i contenuti della mini-riforma interna. Ci sono poi le reazioni. «Questa delibera», commenta il presidente dell'Ente dei dottori commercialisti Walter Anedda, «permette di aggiungere un altro tassello al progetto di riforma che la Cassa ha avviato nel 2004. I positivi risultati delle cadenzate verifiche di sostenibilità finanziaria del sistema, infatti, hanno consentito oggi di approvare una serie di misure che permettono di rafforzare l'equilibrio finanziario dell'ente e, allo stesso tempo, di incrementare il livello delle pensioni calcolate con il metodo contributivo. Il meccanismo proposto», continua Aneddda, «ha un forte connotato solidaristico e di equità intergenerazionale a vantaggio dei più giovani dato che il beneficio previsto si incrementa al crescere della quota di pensione calcolata con il metodo contributivo». Soddisfatto per l'esito dell'assemblea dei delegati anche Marco Rigamonti dell'Aidc. L'Associazione italiana dei dottori commercialisti, infatti, ieri ha diramato un comunicato stampa per elogiare i pregi della delibera senza dimenticare l'importanza della manutenzione continua della riforma (si veda ItaliaOggi di ieri). Di tutt'altro avviso Luigi Carunchio dell'Unione giovani. «Come Ungdcec», dice il presidente in veste di delegato, «abbiamo lasciato libertà di coscienza in questo voto. Personalmente non ho problemi a dire di aver votato contro. Non tanto per l'oggetto della delibera ma perché il presidente Anedda non ha ritenuto opportuno volere concedere più tempo per meglio approfondire un delibera presentata come un pacchetto «prendere o lasciare». Non dare la possibilità alla base di studiare e approfondire una riforma alla quale erano stati presentati 30 emendamenti vuol dire snaturare il ruolo di un'assemblea che ha anche un costo economico di 150 mila euro».

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