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Indennità agli intermediari

del 14/05/2011
di: La Redazione
Indennità agli intermediari
La Lapet ha accolto con gran favore l'invito rivolto dall'Unione giovani consulenti del lavoro a sostenere la petizione per vedere riconosciuto il ruolo giuridico-economico di intermediario telematico. Dopo circa un decennio, quello che inizialmente era l'utilizzo di un semplice canale telematico da o verso la pubblica amministrazione, ora è un sistema informatico che vede il consulente o il professionista in generale impegnato assiduamente e giornalmente con mezzi e strumenti propri per aggiornare continuamente gli archivi delle amministrazioni di riferimento. Oggi non è più un semplice rapporto tra cliente e professionista ma un'attività svolta per la pubblica amministrazione, sottaciuta rispetto a quella che è la sua vera natura: telelavoro.

Il telelavoro è l'impiego di lavoro da sviluppare in strutture delocalizzate ed è quello che svolgono i professionisti per il contribuente obbligato alla trasmissione telematica, senza ottenere però il giusto riconoscimento né giuridico né economico.

«Un interesse soprattutto della pubblica amministrazione che, al riparo della sua posizione dominante, elude una contrattazione sui diritti che sarebbe costretta a riconoscere al prestatore in condizione di telelavoro», dichiara Cristiano Marini, presidente dei giovani consulenti del lavoro che ha deciso di parlarne apertamente, tanto dal punto di vista ordinistico, quanto sindacale, proprio perché si tratta di tutelare diritti collettivi. Una petizione che possa aprire una discussione più articolata ed allargata possibile, alla quale è stata invitata anche l'associazione nazionale tributaristi Lapet.

«Questa petizione vuol portare a un'attenta riflessione, vogliamo, attraverso i numeri, dimostrare l'adesione sempre più massiccia nel voler rivendicare i diritti del ruolo di intermediario di trasmissione», spiega Marini. Il sondaggio a cui si può aderire cliccando su «petizione indennità informatica» sul sito www.ugcdl.com, è dunque lo strumento per consentire di raggiungere una forza capace, entro un determinato lasso di tempo, di prendere posizione presso gli organismi preposti.

«Non si può certamente restare impassibili o inermi, condividiamo la causa dei giovani consulenti del lavoro», dichiara il presidente nazionale tributaristi Lapet Roberto Falcone, «per questo apporteremo le adesioni dei nostri associati che emergeranno dalla petizione che sarà presente anche sul nostro sito www.iltributarista.it. Siamo concordi nel ritenere che per tali prestazioni ci venga riconosciuta una giusta indennità, lo avevamo detto anni fa e lo ribadiamo oggi. L'onere di intermediario telematico investe infatti già da diverso tempo anche la nostra categoria. Basti ricordare il fisco telematico, la trasmissione degli F24, l'Unico». Aggiunge Falcone: «Siamo sempre stati convinti che la trasmissione di dichiarazioni attraverso le vie informatiche contribuisce a semplificare e velocizzare meccanismi burocratici che in passato non garantivano un efficace ed efficiente servizio, sia per il contribuente, gravato da una pressione fiscale resa ancora più pesante a causa di ritardi o errori, sia per l'efficienza della pubblica amministrazione».

Basti pensare che il 97% dei contribuenti si rivolgono per la trasmissione online delle dichiarazioni ad intermediari.

«Occorre superare i personalismi, solo uniti potremmo essere più rappresentativi. Non possiamo assistere a uno scollamento delle organizzazioni professionali che molto spesso non fanno sindacato attivo ma solo politica»: nelle sue considerazioni Marini incontra le dichiarazioni di Falcone. Il presidente della Lapet ritiene: «Gli enti devono comprendere l'importanza del nostro ruolo e noi professionisti prendere consapevolezza della forza che rappresentiamo».

«Siamo giovani e spesso queste iniziative devono trovare il riscontro dei senior, se i tributaristi possono aiutarci ben venga», nelle intenzioni di Marini. «Noi puntiamo alla sinergia, non agli steccati. È qualcosa che può far bene a tutti agire nei confronti di un abuso. Stiamo riscontrando un interesse di tanti colleghi che sono vessati da questa situazione, un obbligo quello della trasmissione telematica, che nella nostra attività non trova il giusto riconoscimento ossia: uno status giuridico per i doveri ma anche per i diritti dell'intermediario telematico».

«Se oggi tanti servizi telematici consentono un'efficienza della pubblica amministrazione è anche per merito nostro», prosegue Marini. «Non solo. L'impiego dei nostri personali mezzi informatici porta agli enti un notevole vantaggio in termini economici», aggiunge Falcone. «Se si considera che per tali operazioni, la pubblica amministrazione dovrebbe pagare il suo personale (con costi fissi a prescindere dal numero delle pratiche emesse), emerge chiaramente che un'equa indennità a prestazione risulterebbe senza dubbio economicamente più conveniente». Inoltre se facciamo un salto indietro nel tempo e risaliamo alle procedure di presentazione delle dichiarazioni ante trasmissione telematica, ci rendiamo conto di quanto la gestione dei fardelli cartacei risultava farraginosa rendendo le procedure amministrative lente. «Il sistema telematico ha permesso di eliminare anche i costi relativi agli archivi dislocati su tutto il territorio nazionale», specifica Falcone.

Partendo dalla considerazione che per la trasmissione di un certificato medico è previsto un indennizzo di 9 euro dice Marini: «Non siamo sicuramente contro nessuno ma quantomeno sosteniamo che se di diritti si parla, quantomeno occorre applicare un indice di valutazione più equo per tutti. Va considerato», entra nello specifico il presidente della Lapet, «anche il fatto che alcune delle nostre trasmissioni sono un mandato di riscossione per l'ente, a differenza dei certificati che, rappresentano invece un pagamento».

Nelle intenzioni dei consulenti del lavoro romani quella rendere il più possibile noto a tutti questo tasto dolente: «L'idea di questa nuova realtà è stata per troppo tempo sottaciuta, oggi si sta propagando all'interno del mondo professionale sinora “sfruttato”, e può trovare tanto più concretezza, quanto più è condivisa, sostenuta, spesa da chi ci rappresenta presso una pubblica amministrazione distratta».

I giovani consulenti del lavoro incontrando il parere dei tributaristi, sostengono dunque che l'intermediazione telematica non possa più essere considerata un semplice invio di dati ma un insieme di atti e prestazioni intellettuali, nell'interesse del cliente e della pubblica amministrazione.

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