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Cfl, più vicine le penalità per il mancato recupero degli sgravi

del 13/05/2011
di: Daniele Cirioli
Cfl, più vicine le penalità per il mancato recupero degli sgravi
Arrivano le penalità dell'Ue sul mancato recupero degli aiuti illegittimi a favore dell'occupazione. Si è, infatti, svolta ieri l'udienza presso la corte di giustizia per condannare l'Italia, su richiesta della Commissione europea, per non avere adottato le misure necessarie per recuperare i benefici sui cfl (contratti di formazione e lavoro). La Corte, dunque, potrebbe condannare l'Italia a versare a favore della Commissione Ue una penalità giornaliera di 285.696 euro più una somma forfettaria di importo pari al prodotto tra euro 31.744 e il numero di giorni di infrazione. Prosegue, dunque, la diatriba tra Italia e Unione europea sugli aiuti illegittimi all'occupazione e, in particolare, sui cfl fruiti nei territori del Mezzogiorno. La storia parte da molto lontano e concerne il contratto di formazione e lavoro, introdotto nel 1984 e definitivamente abolito dal 24 ottobre 2003 (fatto salvo il periodo transitorio) dalla riforma Biagi del lavoro (dlgs n. 276/2003). Il contratto è stato molto apprezzato dalle imprese per via dei consistenti incentivi contributivi e normativi. Il datore di lavoro che ha assunto giovani fino a 32 anni con cfl, infatti, ha potuto contare su sgravi contributivi di misura variabile dal 25 al 100% per la durata di 2 anni e, dal 1997 a seguito delle novità della legge n. 196/97, per un ulteriore anno in caso di trasformazione del cfl in rapporto a tempo indeterminato.

Il contenzioso ha preso vita nel 1995 quando, a seguito dell'indicazione da parte della Commissione europea degli orientamenti in materia di aiuti all'occupazione, gli sgravi sui cfl risultarono violare le prescrizioni comunitarie, tanto da venire ufficialmente dichiarati illegittimi con decisione 2000/128 a seguito della quale le imprese avrebbero dovuto restituire gli aiuti fruiti dal novembre 1995. L'Italia, intanto, propone ricorso alla Corte Ue per l'annullamento della decisione. La storia sembra chiudersi definitivamente il 7 marzo 2002, quando la Corte Ue rigetta il ricorso; ma non è così. Il 1° aprile del 2004, infatti, arriva una nuova sentenza di condanna, proposta dalla Commissione, per mancata conformazione alla decisione Ue. Anche questa nuova sentenza (causa C-99/02) conferma l'obbligo di recuperare gli aiuti illegittimi fruiti dalle imprese.

L'ultimo capitolo si è aperto il 25 giugno 2009 quando la Commissione, ritenendo che le autorità italiane non hanno adottato tutte le misure necessarie per conformarsi alla sentenza della corte Ue C-99/02, ha deciso di adire nuovamente la Corte per far ordinare all'Italia il versamento a favore della Commissione di una penalità giornaliera di euro 285.696, dal giorno in cui sarà pronunciata la nuova sentenza fino al giorno in cui risulterà essere stata eseguita la sentenza nella causa C-99/02 (cioè il recupero degli sgravi illegittimi); nonché di versare una somma forfetaria di somma pari al prodotto dell'importo giornaliero di euro 31.744 per il numero di giorni intercorrenti dal giorno della pronunzia della sentenza nella causa C-99/02 (1° aprile 2004) a quello in cui sarà pronunziata la nuova sentenza. Ieri si è svolta l'udienza dinanzi alla terza sezione della corte di giustizia e la pronuncia potrebbe costare all'Italia la multa di 67.170.304 euro a cui aggiungere gli 285.696 euro giornalieri.

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