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Altolà alle buste bio

del 13/05/2011
di: di Marilisa Bombi
Altolà alle buste bio
L'Italia non può, di punto in bianco, decidere di vietare la commercializzazione delle sportine di plastica, perché in tal caso viola il diritto comunitario e la Commissione europea può decidere di avviare la procedura di infrazione. Sembra essere quasi una storia infinita la vicenda che, dal 1° gennaio di quest'anno, ha visto messe al bando le sacche sulla base di quanto il legislatore nazionale aveva disposto con la legge finanziaria 2007 anche se, a dire il vero, il termine originario del 2010 venne rinviato di un anno pochi mesi prima l'entrata in vigore della originaria scadenza. Un termine del resto, quello del 1° gennaio 2011, che anche il Consiglio di stato decidendo su un ricorso delle imprese del settore, con ordinanza 1714/2011 del 18 aprile di quest'anno, aveva ritenuto perentorio. Ma chi la dura la vince, avranno pensato gli industriali del settore, che non si sono accontentati di ricorrere al giudice interno ma sono andati dritti alla Commissione europea che ha deciso, invece, di mettere in mora l'Italia, aprendo il procedimento di infrazione 2011/4030. Nella complessa questione delle sportine di plastica, infatti, l'Italia non ha notificato il progetto delle misure da adottare in base alla direttiva sugli imballaggi, con ciò violando la direttiva 98/34/CE. La questione, secondo la procedura, è stata posta all'attenzione del ministro degli esteri, con una nota nella quale si rileva come alla richiesta di informazioni del 21 dicembre l'Italia abbia assicurato l'ottemperanza dell'obbligo di notifica al momento dell'adozione di un ddl finalizzato a modificare l'applicazione del divieto e successivamente chiedendo alla Commissione di sospendere ogni procedimento fino a quando la questione fosse discussa in seno al Consiglio dei ministri europei. Tuttavia, precisa la nota, le misure non sono state notificate e quindi «la Commissione europea non può non concludere che la Repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi imposti […] con riferimento al divieto di commercializzazione dei sacchi di plastica non biodegradabili, in applicazione dal 1° gennaio 2011». Entro i primi di giugno, ai sensi dell'art. 258 del trattato Ue il governo deve inviare le proprie giustificazioni. Se non lo fa o non sarà convincente, la palla ritornerà alla Commissione che, con un parere motivato, potrà diffidare lo stato a porre fine all'infrazione entro un dato termine.
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