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Iva evasa con società ad hoc: è associazione per delinquere

del 11/05/2011
di: La Redazione
Iva evasa con società ad hoc: è associazione per delinquere
Stretta della Cassazione contro le frodi carosello. Infatti, rispondono anche di associazione per delinquere le società del gruppo nate al solo scopo di evadere l'Iva.

A questa conclusione è giunta la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 18045 del 10 maggio 2011, ha confermato la condanna nei confronti di quattro fratelli che avevano messo in piedi un gruppo di aziende nate per poi morire subito dopo per la pressione fiscale dell'Iva non pagata.

Ai quattro, oltre ai reati fiscali, era stata contestata anche l'associazione per delinquere.

Inutile il ricorso in Cassazione contro questa decisione presa dalla Corte d'appello di Palermo. Secondo gli Ermellini, infatti, «la macroscopica entità dell'imposta evasa, la continuità dell'azione criminosa nel corso degli anni, la capacità di mutare veste giuridica e di reagire ai tentativi di accertamento da parte dello Stato, la coesione dimostrata dal gruppo, in gran parte formato da componenti della stessa famiglia, la complessità stessa della struttura, con diramazioni anche all'estero, sono tutti indici oggettivi dell'organizzazione criminosa».

Nell'affermare questo principio la Suprema corte ne ha ribadito un altro: le fatture soggettivamente false comportano responsabilità penale sia prima che dopo l'entrata in vigore del dlgs n. 74 del 2000. In particolare il Collegio di legittimità ha sottolineato che «in tema di reati finanziari e tributari, il reato di emissione di fatture od altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8, dlgs10 marzo 2000 n. 74) è configurabile anche in caso di fatturazione solo soggettivamente falsa, sia per l'ampia dizione della norma che parla genericamente di operazioni inesistenti, sia perché anche a mezzo di fatturazione solo soggettivamente falsa è possibile conseguire il fine illecito indicato dalla norma stessa e cioè di consentire a terzi l'evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto». La giurisprudenza di legittimità si è pronunciata più volte in questo senso, in gran parte durante la vigenza della legge 516 del 1982, art. 4 n. 5, cui è subentrato poi il dlgs n. 74 del 2000 art. 8. «Non c'è dubbio, conseguentemente, che vi sia, in proposito, continuità normativa tra la legge 516/1982 e dlgs 74/2000».

Insomma la partita dei quattro fratelli palermitani si è chiusa ieri con la decisione definitiva della Cassazione. Sconteranno una condanna per un reato grave, l'associazione per delinquere, e non solo per quello fiscale, da colletti bianchi. Sulla stessa lunghezza d'onda rispetto a quanto sancito dal Collegio di legittimità la Procura generale della Suprema corte. Infatti, nell'udienza tenutasi lo scorso 9 febbraio era stata sollecitata l'inammissibilità del ricorso dei quattro imputati.

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