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Fisco, il bon ton ora è un obbligo

del 06/05/2011
di: di Valerio Stroppa
Fisco, il bon ton ora è un obbligo
Il funzionario del Fisco che abusa del proprio potere e mette in atto comportamenti scorretti nei confronti del contribuente rischia il posto. Correttezza ed efficienza sono principi guida ineludibili nello svolgimento dei controlli, che non devono essere considerati «pure esortazioni», bensì «obblighi precisi di condotta», rilevanti anche sotto il profilo disciplinare. Perché un accertamento fatto ad ogni costo, anche quando la contestazione tributaria non muove da solide fondamenta, causa all'amministrazione finanziaria un «devastante danno d'immagine» e si rivela controproducente rispetto all'obiettivo istituzionale di elevare al massimo il livello di compliance. A ribadirlo è il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, che, a qualche mese di distanza da un'analoga missiva inviata ai direttori centrali e regionali (si veda ItaliaOggi del 5 novembre 2010), ha rivolto una lettera a tutto il personale esortandolo a essere leale nei confronti dei contribuenti nell'azione di controllo e in quella di servizio. Rispetto alla precedente nota, tuttavia, stavolta il tono è ben più deciso. Il solo fatto che il direttore abbia nuovamente ritenuto necessario mettere nero su bianco questi principi è eloquente: «continuo a ricevere segnalazioni nelle quali si denunciano modi di agire che mi spingono adesso a rivolgermi direttamente a tutti voi per richiamare ognuno alle proprie responsabilità», scrive Befera, «e ribadire ancora una volta che la nostra azione di controllo può rivelarsi realmente efficace solo se è corretta». Non tutte le segnalazioni di soprusi da parte dei contribuenti possono essere prese sul serio, ma, evidenzia il numero uno di via Cristoforo Colombo, «non saremmo onesti se facessimo finta di ignorare che nel complesso (queste segnalazioni, ndr) possono esprimere un disagio reale».

La terminologia utilizzata lascia poco spazio all'immaginazione. Befera rileva che i soprusi messi in atto dai funzionari che forzano eccessivamente la mano finiscono per «apparentarne l'azione a quella di estorsori», facendo così proliferare luoghi comuni tali da «offuscare tutto ciò che di straordinario siamo riusciti a realizzare in questi anni al servizio del paese».

Parole durissime anche con riferimento ai casi in cui i verificatori tentano di giustificare i soprusi con l'esigenza di raggiungere gli obiettivi di budget assegnati ad ogni ufficio. «Non so se in questi casi sia più la mediocrità della competenza professionale o la carenza di consapevolezza del proprio ruolo istituzionale che impedisce di comprendere immediatamente quale devastante danno di immagine venga in questo modo inferto all'Agenzia», sottolinea il direttore.

Spazio, quindi, alla ripetizione delle quattro semplici regole di bon ton fiscale già affermate sei mesi fa: 1) se un accertamento non ha solido fondamento non va fatto; 2) se da una verifica non emergono elementi concreti tali da giustificare la contestazione il Fisco non si deve accanire su pseudoinfrazioni formali solo per evitare che la verifica sembri essersi chiusa negativamente; 3) pretendere dal contribuente adempimenti inutili e/o ripetitivi «non è ammissibile»; 4) ritardare l'esecuzione di sgravi o rimborsi spettanti al 100% costituisce una grave inadempienza.

Comportamenti che non tengono conto di questi assiomi sono «gravi per le conseguenze cui danno luogo» e quindi «gravi saranno anche le relative sanzioni, nessuna esclusa», si legge nella lettera. Tradendo il rapporto di reciproca fiducia e collaborazione con il contribuente, scrive Befera, «non si vede come possa continuare a permanere l'elemento fiduciario che è alla base del rapporto di lavoro con l'Agenzia».

Parole forti, che richiamano tutti i dipendenti dell'Agenzia delle entrate ad attenersi a un semplice principio, quello del rispetto della controporte, della fiducia e della lealtà, unica strada percorribile affinché in un sistema basato sull'autotassazione i controlli raggiungano effettivamente il loro scopo. In altre parole, conclude il direttore delle Entrate, tutti i funzionari del Fisco devono comportarsi così come vorrebbero essere trattati come contribuenti.

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