Consulenza o Preventivo Gratuito

Contabilità semplificata per molti

del 06/05/2011
di: di Norberto Villa
Contabilità semplificata per molti
Più spazio alla contabilità semplificata con l'innalzamento dei limiti. Per chi svolge le attività di prestazioni di servizi le semplificazioni sono possibili fino a che i ricavi annuali non siano superiori a 400 mila euro. Per chi svolge altre attività il limite è elevato invece a 700 mila euro. Rischio di divaricazione tra gli obblighi fiscali e quelli imposti dal codice civile.

Il preannunciato aumento dei limiti entro cui è possibile godere delle semplificazioni contabili è previsto dallo schema di decreto legge sullo sviluppo varato ieri dal governo, che interviene su quanto disposto dall'articolo 18, comma 1, del dpr 600/1973.

Lo stesso attualmente prevede che le imprese individuali, le società di persona e assimilate ai sensi dell'art. 5 del Tuir e gli enti non commerciali (relativamente alle eventuali attività commerciali collaterali) possono accedere al regime semplificato a patto che i ricavi (annuali) non siano superiori:

· a euro 309.874,14, nel caso l'attività svolta riguardi la prestazione di servizi;

· a euro 516.456,90 nell'ipotesi in cui svolgano altre attività.

Il decreto incrementa tali limiti di circa un terzo portandoli rispettivamente a 400.000 euro e 700.000 euro.

Per il rispetto dei limiti nel caso si eserciti sia un'attività di prestazione di servizi che altre attività, l'art. 18 del dpr 600/1973 obbliga a far riferimento ai ricavi conseguiti dall'attività prevalente. In tale ipotesi risultano considerate quali prevalenti le attività diverse dalla prestazione di servizi, a meno che non si sia provveduto alla distinta annotazione dei ricavi conseguiti.

Ma l'innalzamento dei limiti porta anche a una necessaria riflessione circa la compatibilità di tali regole con quelle del codice civile.

In base al codice civile il piccolo imprenditore non è tenuto alla tenuta del libro giornale e del libro inventario. Tale semplificazione (seppur non identica) è simile a quella prevista per i «semplificati» dal dpr 600/73. Ma la differenza è che l'ambito soggettivo delle due norme non è identico e anzi l'innalzamento dei limiti rischia di acuire le differenze. Secondo l'art. 2083 del codice civile infatti i piccoli imprenditori sono «i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia». È pertanto possibile che un imprenditore sia fiscalmente ammesso alla contabilità semplificata senza però potersi definire ai sensi dell'art. 1083 come un piccolo imprenditore. Da ciò il rischio che una eventuale mancata tenuta del libro giornale (situazione ammessa dall'art. 18 del dpr 600/73) sia perfettamente lecita e priva di rischi fiscalmente ma non lo sia in base alle norme civilistiche. Un semplificato (non essendo nel contempo piccolo imprenditore) potrebbe quindi correre il rischio di non rispettare i precetti di cui all'art. 2214 e seguenti del codice civile con le ovvie conseguenze soprattutto in caso di procedure che dovessero interessare l'imprenditore fino al rischio di vedersi contestata l'ipotesi di bancarotta documentale. Sul punto tra le altre si rimanda alla sentenza della corte di cassazione penale 11 novembre 1999 in cui si è affermato che «Il regime tributario di contabilità semplificata, previsto per le cosiddette imprese minori, non ha comportato per le stesse l'esonero dall'obbligo di tenuta dei libri e delle scritture contabili disposto dall'art. 2214 c.c. sia ai fini civili che per gli effetti penali previsti dalla legge fallimentare, sicché nel caso di inadempimento a tale obbligo si possono configurare gli elementi del reato di bancarotta semplice». Da ultimo vale la pena di ricordare anche una recentissima sentenza della suprema corte (Sezione V Penale - Sentenza 17 aprile 2011, n. 15516) che ha sancito come il reato di bancarotta semplice documentale consistendo nel mero inadempimento di un precetto formale (il comportamento imposto all'imprenditore dall'art. 2214 cod. civ.), integra un reato di pura condotta, che si realizza anche quando non si verifichi, in concreto, danno per i creditori.

Nonostante le indubbie semplificazioni degli obblighi contabili e fiscali l'estensione della possibilità di adottare ai fini fiscali la contabilità semplificata non può quindi prescindere anche dalle considerazioni civilistiche sopra ricordate.

vota