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Disobbedire a Giurì Concorrenza sleale

del 04/05/2011
di: di Federico Unnia
Disobbedire a Giurì Concorrenza sleale
La prosecuzione nella diffusione di un annuncio pubblicitario dopo la pronuncia del dispositivo con cui il Giurì lo ha ritenuto non conforme alle norme del codice di autodisciplina pubblicitaria costituisce una condotta di concorrenza sleale nei confronti della parte ricorrente ai sensi dell'art. 2598 c.c. Questo principio vale a maggior ragione nel caso in cui il provvedimento adottato dal Giurì abbia riguardato anche la confezione del prodotto, per la cui corretta diffusione venga imposto il termine di 120 giorni dal deposito del provvedimento entro cui l'impresa deve modificarlo. È quanto stabilito dal Tribunale di Torino, Sezione specializzata in materia di proprietà industriale e intellettuale (giudice Silvia Orlando) con l'ordinanza emessa il 20 aprile 2011 nella causa n. 8580/11 promossa da L'Oréal Italia, difesa dagli avvocati Elena Carpani dello Studio Mercanti Dorio e Associati e Matteo Rossomando dello Studio Weigmann contro Beiersdorf ed avente ad oggetto la pubblicità del prodotto Nivea Sun Protect & Bronze, ritenta ingannevole e comparativamente scorretta. L'Oréal, dopo la decisione del Giurì che aveva inibito la diffusione del messaggio, avendo constatato che Beiersdorf proseguiva sul sito internet ad utilizzare la dicitura scorretta e aveva dichiarato di essere legittimata a continuare per 120 giorni ad immettere in commercio prodotti con le etichette censurate, aveva fatto ricorso d'urgenza ex art. 700 cpc al Tribunale di Torino chiedendo che venisse ordinata la cessazione della campagna pubblicitaria l'immissione in commercio dei prodotti con i claim censurati. Emesso il provvedimento d'urgenza, Beiersdorf aveva proposto reclamo, insistendo sul fatto che la norma del codice che impone i 120 giorni di tempo entro i quali adottare le necessarie modifiche non implicasse l'obbligo di agire senza indugio. Quindi, a suo dire, il termine entro il quale fare le modifiche scadeva il 3 agosto 2011 e nulla poteva essere imposto prima di tale data. Il Tribunale di Torino, nel rigettare il ricorso e confermando il provvedimento ex art. 700 cpc, ha ricordato come Beiersdorf avrebbe dovuto e potuto in tempi assai brevi «attivandosi subito dopo la lettura del dispositivo della decisione del Giurì, cessare la pubblicità sul sito internet e modificare i messaggi sulle confezioni di prodotto immesse sul mercato, come ha poi allegato di avere effettuato mediante l'apposizione di etichette adesive a copertura dei claim inibiti». In sostanza, l'obbligo di modificare le confezioni dei prodotti scatta da subito, non potendosi dare ai 120 giorni assegnati natura di termine ultimo applicativo. Ciò in ragione del fatto che così facendo verrebbe di fatto esclusa l'efficacia del provvedimento inibitorio stabilito dal giurì, protraendo per altri 120 giorni il danno creato dal messaggio pubblicitario scorretto.

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