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Nel Cda rei anche i senza delega

del 28/04/2011
di: di Debora Alberici
Nel Cda rei anche i senza delega
Anche gli amministratori senza delega sono responsabili degli illeciti commessi da consiglio di amministrazione a meno che non abbiano fatto annotare in assemblea il loro dissenso all'operazione commerciale. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 9384 del 27 aprile 2011, ha confermato le sanzioni irrogate dall'Isvap a carico del consiglio di amministrazioni, fra cui vari membri senza delega, di una compagnia che aveva coperto un ramo senza la preventiva autorizzazione.

Insomma la prima sezione civile del Palazzaccio, confermando le responsabilità di un membro del consiglio senza delega, ha precisato inoltre che la durata dell'incarico, anche se breve, non scagiona l'amministratore.

Dunque, per non incappare in sanzioni indesiderate il manager dovrà far annotare il suo espresso dissenso in assemblea. Senza la forma scritta la sanzione permane.

La posizione presa dagli Ermellini risponde perfettamente a un principio sancito dalla stessa Cassazione prima della riforma del diritto societario e cioè che «il dovere di vigilare sul generale andamento della società che il secondo comma della dell'articolo 2392 del codice civile pone a carico degli amministratori permane anche in caso di attribuzione di funzioni al comitato esecutivo o a singoli amministratori delegati. Salva la prova che i rimanenti consiglieri pur essendosi diligentemente attivati non abbiano potuto in concreto esercitare la predetta vigilanza a causa del comportamento ostativo degli altri componenti del consiglio».

In altri termini se l'amministratore viene messo al corrente della strategia aziendale e non si oppone pensando che la mancanza di delega equivale a una mancanza di poteri si sbaglia. Sarebbe infatti sufficiente, per liberarsi da qualunque responsabilità, mettere nero su bianco la propria posizione rispetto all'iniziativa.

Nel caso sottoposta all'esame degli Ermellini ha fatto bene, dunque, la Corte d'Appello ad aderire alla linea dura. In proposito, ha messo nero su bianco il Collegio, «è proprio nell'inadempimento del dovere di vigilanza, nonché nei mancato esercizio della facoltà di far annotare il loro dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione. ai sensi dell'art. 2392, terzo comma, che la i giudici di merito hanno ravvisato il fondamento della responsabilità degli amministratori privi di deleghe la cui affermazione, sorretta da un ragionamento immune da vizi logici non richiedeva l'acquisizione di ulteriori elementi di prova avuto riguardo al carattere macroscopico della violazione che ha condotto all'irrogazione della sanzione amministrativa a carico della società».

Nulla da fare per l'amministratore che ha presentato il ricorso al Palazzaccio per farsi togliere le sanzioni, neppure sul fronte della breve durata del suo incarico. Una tesi, questa che non ha fatto breccia a Piazza Cavour e che è stata liquidata con una infondatezza dell'ulteriore motivo presentato dalla difesa. Ricorda la Cassazione: la responsabilità del consiglio di amministrazione è solidale salva la prova contraria, scritta.

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