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Tfm, deducibilità per competenza

del 22/04/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Tfm, deducibilità per competenza
Per il trattamento di fine mandato (tfm) degli amministratori vige, ai fini della deducibilità, il principio di competenza a prescindere dal momento in cui lo stesso è stato fissato, dall'entità e dalla presenza di un documento anteriore all'accantonamento avente data certa, con particolare riferimento agli amministratori di lungo corso. Una recente norma di comportamento (la n. 180) dell'Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili (ItaliaOggi, 8/4/2011) ha confermato la deducibilità per competenza dell'accantonamento dell'indennità di fine rapporto degli amministratori, ai sensi dell'art. 105, dpr n. 917/1986.Tale documento permette di effettuare una sintetica ricognizione della disciplina, evidenziando le notevoli perplessità emerse anche in relazione agli indirizzi forniti dall'Amministrazione finanziaria con precisi documenti di prassi. Preliminarmente si conferma che, ai sensi del comma 4, dell'art. 105, dpr n. 917/1986 (Tuir), il trattamento di fine mandato è sicuramente deducibile dal reddito di esercizio della società erogante, dovendo fin da subito evidenziare che il rinvio fatto dal legislatore tributario alla lett. c), comma 1, dell'art. 17 del medesimo testo unico si è reso necessario solo per individuare correttamente la natura dell'accantonamento. In secondo luogo, è opportuno segnalare che l'Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 211/E del 2008, rispondendo ad un quesito sul trattamento tributario (tassazione separata) dell'indennità in capo al percipiente (persona fisica) ha affermato che anche per la società la deducibilità delle quote annuali è condizionata dalla presenza di un atto avente data certa e anteriore rispetto agli accantonamenti annuali; sul punto, la stessa associazione dei commercialisti (norma di comportamento n. 125) ha fornito indicazioni sulle varie modalità di rispettare la data certa (estratto notarile del libro verbali, vidimazione del libro, notifica rituale della delibera, invio per raccomandata in plico e registrazione presso le Entrate del verbale), alle quali potremmo aggiungere, se posseduta da entrambe le parti, dall'utilizzo della posta elettronica certificata (Agenzia delle entrate, cm 12/E del 2010). Posto che non è possibile omologare tutte le situazioni presenti, che sussistono situazioni storicizzate di amministratori tutt'ora in carica (fino a revoca) e nominati in anni notevolmente anteriori rispetto al chiarimento sopravvenuto (2008) e che i documenti di prassi non incorporano una valenza di fonte ma solo di indirizzo per gli uffici periferici, con possibilità di essere disattesi dalle stesse direzioni provinciali delle entrate, è opportuno fare il punto della situazione. Innanzitutto, il comma 1, del richiamato art. 105 del Tuir stabilisce che «… gli accantonamenti ai fondi per le indennità di fine rapporto (…) sono deducibili nei limiti delle quote maturate nell'esercizio in conformità alle disposizioni legislative e contrattuali…» e il comma 4, con il rinvio operato ai commi 1 e 2, riconosce la deducibilità dell'accantonamento di fine mandato degli amministratori, di cui alla lett. c), comma 1, art. 17 del medesimo Testo unico, differenziando tali accantonamenti dai compensi ordinari, che vanno dedotti con il principio di «cassa allargato» (comma 5, art. 95, dpr n. 917/1986). Di conseguenza, come affermato dalla dottrina maggioritaria, la deducibilità della quota annuale dell'accantonamento non è condizionata dalla presenza di un documento (delibera) anteriore avente data certa, stante il fatto che detta indicazione è esclusivamente riferibile alla posizione soggettiva dell'amministratore, nel caso in cui lo stesso voglia accedere alla tassazione separata al momento dell'erogazione. Peraltro si deve anche evidenziare, in prima battuta, che la precisazione è recente (2008) e non può operare per il passato, che non è sempre facile ottenere il dimissionamento degli amministratori in carica senza penalità, al fine di confermare gli stessi con una delibera che definisca sia gli emolumenti che il trattamento di fine mandato, in presenza di soci in eterno conflitto e che nessuna norma specifica dispone tale obbligo; resta sempre possibile e consigliabile l'allineamento ma esclusivamente in situazioni diverse.

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