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Divorzi flash è boom

del 20/04/2011
di: Gabriele Frontoni
Divorzi flash è boom
In vacanza a divorziare. Negli ultimi 5 anni almeno 8 mila coppie italiane hanno deciso di spostarsi oltreconfine per dirsi addio. E questo, per evitare di aspettare i tempi lunghi previsti dalla legge italiana: 4 anni se si procede consensualmente nelle due procedure di separazione e divorzio, che possono arrivare fino a 13 se separazione e divorzio hanno seguito un iter giudiziario. «L'alternativa al nostro pachidermico iter processuale è rivolgersi alle giurisdizioni straniere: quella ecclesiastica per la dichiarazione di nullità del matrimonio o quelle della maggior parte degli Stati membri dell'Europa per il divorzio lampo», ha spiegato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell'associazione Avvocati matrimonialisti italiani (Ami) che ha puntato i riflettori su un fenomeno sempre più diffuso tra le coppie della Penisola. «In Europa, soltanto in Italia, Polonia, Malta e Irlanda del Nord esiste ancora la fase della separazione. Le insopportabili attese dei nostri compatrioti per ottenere lo stato libero in Italia stanno alimentando l'escamotage di chiedere giustizia in Francia, Inghilterra, Spagna o Romania ottenendo un divorzio immediato (in media 6 mesi circa) e con spese legali ridotte all'osso». Secondo Gassani, la scorciatoia per porre fine a un matrimonio sbagliato è data dal regolamento 44/2001 del Consiglio europeo che disciplina il diritto commerciale ma anche quello privato europeo, ammettendo la possibilità di pronunciare una sentenza di divorzio da parte di un qualunque tribunale dell'Ue. Con un'unica clausola: i coniugi devono essere stabilmente residenti in quel Paese. «Niente di più facile», ha continuato Gassani. «È sufficiente prendere in affitto una casa, farsi intestare il contratto di affitto incluse le bollette e chiedere la residenza. Sei mesi più tardi si fa istanza di divorzio al tribunale straniero prescelto e in pochi mesi si torna in Italia con una copia conforme della sentenza di divorzio che l'ufficiale di stato civile italiano dovrà semplicemente trascrivere». A quel punto non resta che tradurre in italiano i documenti con dichiarazione dell'interprete sulla fedeltà del testo all'originale e il gioco è fatto. «È evidente che molti di questi divorzi italiani in terra straniera sono spesso frutto di vere e proprie frodi processuali visto che non sempre i certificati di residenza rispondono a verità», ha ammesso il presidente dell'Ami.

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