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Il lavoro più vicino alla famiglia

del 13/04/2011
di: La Redazione
Il lavoro più vicino alla famiglia
Lo scorso 7 marzo è stata siglata un'intesa tra il ministero del lavoro e i sindacati, avente per oggetto le azioni a sostegno delle politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro, da definire nei contratti integrativi del settore pubblico.

Le misure più importanti previste nell'intesa sono: orari flessibili per madri e padri entro i primi tre anni di vita dei figli; possibilità di usufruire del telelavoro; possibilità di trasformare il rapporto di lavoro a tempo pieno in un part-time per i primi cinque anni di vita del bambino e possibilità di avere dal proprio datore dei buoni lavoro per lo svolgimento da parte di terzi di prestazioni occasionali per le attività domestiche e di cura. Tra le misure scelte, poi, figurano anche asili nido aziendali e servizi di trasporto da e per gli asili pubblici

Tra le sigle sindacali firmatarie dell'accordo, la Confsal, che da sempre è impegnata in un percorso per il miglioramento del benessere dei lavoratori.

Per meglio comprendere i contenuti e il significato dell'accordo, incontriamo il segretario generale della Federazione Confsal-Unsa, Massimo Battaglia, a cui chiediamo cosa si intenda per «intesa». «L'intesa», dice Battaglia, «è un avviso comune, un impegno a lavorare su un tavolo tecnico che si è imposto di concludere i suoi lavori entro 90 giorni».

Domanda. Su cosa dovrà lavorare il tavolo tecnico?

Risposta. Il tavolo dovrà verificare la possibilità di adottare e valorizzare le buone pratiche di flessibilità e di conciliazione tra famiglia e lavoro già esistenti e sostenerle e diffonderle in sede di contrattazione.

D. Cosa si intende per conciliazione tra famiglia e lavoro?

R. Sembra sia sempre più complicato conciliare i tempi di lavoro con le esigenze familiari, anche a causa di servizi e strutture carenti per bambini ed anziani, che mettono i lavoratori in veste di genitori e figli, nella condizione di dover ricorrere a riduzioni dell'orario di lavoro per poter assistere i proprio congiunti.

D. Potrebbe fare un esempio?

R. L'Italia è il paese europeo con la più limitata disponibilità di servizi pubblici destinati all'assistenza degli anziani non autosufficienti, e quello che fa più ricorso alle badanti, impiegate privatamente dal 13% famiglie. Solo il 4,9% degli anziani è assistito a domicilio a spese pubbliche e le famiglie devono quindi farsi carico dell'assistenza sia in termini economici sia in termini di presenza in casa.

D. L'accordo quindi ha lo scopo di favorire la presenza in casa?

R. L'accordo ha tra gli obiettivi quello di bilanciare al meglio il tempo lavorativo e quello famigliare o di cura (come nel caso degli anziani, o delle malattie oncologiche), come contributo per un benessere durevole del lavoratore, per una crescita economica sostenibile e per la coesione sociale.

D. Quali sono gli strumenti a cui si potrà ricorrere per garantire una flessibilità family-friendly?

R. La modulazione flessibile dei tempi e degli orari di lavoro, il maggiore e migliore utilizzo del telelavoro e del part-time, ma anche servizi collettivi di trasporto, asili nido aziendali e interaziendali e altro ancora, tanto nell'interesse dei lavoratori che del datore di lavoro.

D. Crede davvero che gli asili nido aziendali possano essere una realtà in Italia?

R. Non conosco i dati aggiornati a oggi sulla presenza degli asili nido aziendali in Italia, ma vorrei ricordare che i nido nel nostro paese nacquero intorno agli anni 50, quando alcuni imprenditori tra cui Olivetti e Falck realizzarono l'asilo in azienda per consentire alle mamme di allattare il bambino durante la giornata di lavoro e solo negli anni 70 quegli asili vennero rilevati dai comuni per farli rientrare in un piano più ampio di realizzazione di asili nido comunali. Quindi gli asili nido in Italia sono nati proprio come nidi aziendali, ora si tratta solo di ripristinare un'antica tradizione.

D. E per quanto riguarda il telelavoro, cosa prevede l'accordo?

R. A oggi è innegabile che nel nostro paese si sia parlato di telelavoro ben più di quanto si sia fatto, dato che la sua diffusione rimane a livelli estremamente limitati. Rispetto al 70% di lavoratori che si dichiara interessati al telelavoro, solo il 3,6% dei lavoratori italiani riesce a usufruire di quella che resta senza dubbio la migliore formula di conciliazione famiglia lavoro. In questa ottica, l'accordo con il ministero del lavoro prevede la possibilità di ricorrere al telelavoro, anche misto, in periodi con maggiori esigenze di conciliazione, ad esempio nel caso di congedi parentali, di grave infermità del coniuge o parente entro il secondo grado, esigenze di cura.

D. L'accordo parla anche di favorire l'occupazione femminile, come crede sia possibile?

R. Dai dati Istat di dicembre 2010, il tasso di occupazione femminile risultava pari al 46,5%, mentre quello di disoccupazione era sceso al 9,6%, questi dati lasciano presupporre che una consistente fascia di donne, pur restando inoccupate, abbia rinunciato a stare sul mercato del lavoro. Noi, come Confsal-Unsa, riteniamo che una politica di conciliazione tra famiglia e lavoro possa riavvicinare anche queste donne al mondo del lavoro. Inoltre un buon utilizzo del part-time e del telelavoro possono anche generare nuovi posti di lavoro adatti a quelle donne già impegnate in casa nell'assistenza e nella cura dei familiari.

D. Nell'accordo si fa riferimento a una verifica congiunta della diffusione delle buone prassi ed al relativo monitoraggio.

R. Entro un anno dalla conclusione dei lavori del tavolo tecnico, tutte le parti firmatarie dell'accordo si sono impegnate a una verifica congiunta del livello di diffusione delle buone pratiche individuate dall'Osservatorio affidato alla consigliera di parità. La verifica è un modo per far sì che i lavori non restino lettera morta e che l'accordo possa trasformarsi in un reale strumento di diffusione della cultura di conciliazione tra lavoro e famiglia. Cultura fondamentale per incrementare il lavoro femminile e migliorare il benessere di tutti i lavoratori e delle loro famiglie, nonché il clima aziendale. È per questo che occorre dare rapida attuazione all'intesa, anche perché il ruolo del sindacato è, al di là dei proclami, quello di portare risultati concreti. Questo accordo testimonia, ancora una volta, l'impegno della Confsal-Unsa per l'adozione di politiche basate sulla centralità della persona e sulla valorizzazione delle relazioni sociali primarie.

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