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Per la pensione dei giovani servono più contributi

del 09/04/2011
di: La Redazione
Per la pensione dei giovani servono più contributi
La previdenza dei liberi professionisti sta partorendo un nuovo mostro, quello del conflitto intergenerazionale. Perché è ormai evidente che livelli di prestazioni previdenziali come quelli assicurati ai professionisti che sono appena andati in pensione, in futuro non saranno nemmeno immaginabili. Oggi chi va in pensione consuma, nel giro di pochi anni, tutti i contributi versati in una vita lavorativa. I contributi di chi oggi è ancora giovane dovranno quindi essere utilizzati per pagare la pensione propria e i privilegi di chi li ha preceduti. Di questa difficile prospettiva si è discusso ieri a Matera nel corso del congresso nazionale dell'Unione giovani dottori commercialisti.

Il tema investirà a breve tutte le libere professioni, ma i primi ad averlo trasformato in un oggetto di dibattito pubblico sono stati proprio i dottori commercialisti. In realtà qualcosa si sta già facendo. Il presidente della Cassa, Walter Anedda, ha ricordato a tutti che il contributo integrativo del 4%, già applicato dai dottori commercialisti, è una misura provvisoria, che scade a fine 2011. Per essere rinnovato negli anni a venire, i ministeri competenti hanno già chiesto un impegno della categoria ad aumentare il livello del prelievo contributivo. Se questo resterà fermo al 10% si rischia di perdere anche il contributo integrativo, con tutto quello che questo significherà in termini i peggioramento delle future pensioni. In realtà, ha ricordato Anedda, la Cassa ha già ottenuto il via libera alla possibilità di utilizzare, a favore soprattutto dei giovani, un'aliquota di computo superiore a quella versata. Così, per esempio, il versamento di un'aliquota del 12% potrebbe valere ai fini pensionistici come se si fosse versato il 15%. Un altro fronte sul quale la Cassa sta lavorando è quello dell'assistenza agli iscritti in caso di malattia e infermità. Un servizio questo che può essere offerto a costi più competitivi da una cassa di previdenza rispetto all'acquisto sul libero mercato da parte del socio.

Si tratta di misure che vanno nella direzione giusta. Ma, come ha ricordato Andrea Camporese, presidente dell'Adepp, di fronte al continuo aumento della vita media, attualmente a 83 anni, nessun sistema previdenziale ha più le risorse sufficienti per garantire un livello adeguato di pensione o di assistenza previdenziale. Da qui la conclusione, amara ma realistica, di Nino Lo Presti, primo firmatario tra l'altro del disegno di legge che consente di aumentare il contributo integrativo fino al 5%, che nei prossimi giorni dovrebbe ottenere il via libera definitivo da parte della Camera dei deputati. Lo Presti ha ammesso che «in tempi di vacche grasse abbiamo sbagliato, concedendo aspettative che oggi non possono essere più mantenute. Ma non è giusto parlare di diritti acquisiti intoccabili. Tutto può essere messo in discussione, tutto può essere modificato». È evidente che non è sufficiente un atto di autogestione di una cassa di previdenza. Come ha dimostrato la sentenza della Corte di cassazione che ha bocciato tempo fa il contributo di solidarietà previsto dalla Cassa dei commercialisti a carico delle pensioni più ricche, serve un atto normativo, serve una legge. Anche perché, ha ricordato Anedda, la vicenda del contributo di solidarietà non è ancora chiusa, in quanto la Cassa continua a richiederlo e ci sono numerosi contenziosi in corso che potrebbero ribaltare l'orientamento della Cassazione. Così come ci sono contenziosi in corso che potrebbero smontare in tutto o in parte le riforme introdotte dalla Cassa nel 2003. Da qui l'importanza, anzi la necessità, di una riforma che può essere fatta solo dal legislatore.

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