Consulenza o Preventivo Gratuito

Il tfr è sempre garantito

del 08/04/2011
di: di Claudio Milocco
Il tfr è sempre garantito
Spetta al lavoratore dipendente la tutela del fondo di garanzia Inps anche in caso di rigetto da parte dell'Istituto dell'istanza della dichiarazione di fallimento.

Il lavoratore che richiede al fondo di garanzia il pagamento del tfr e le retribuzioni degli ultimi tre mesi di lavoro ha diritto a ottenere la relativa tutela anche se il tribunale competente ha rigettato l'istanza di dichiarazione di fallimento, purché dimostri di aver vanamente proposto l'azione esecutiva con il datore di lavoro per il recupero del proprio credito.

Quanto sopra lo stabilisce una sentenza della sezione lavoro della Corte di cassazione n. 7585 del 4/3/2011 depositata in cancelleria il 1/4/2011.

Con la sentenza sopra citata, la Corte d'appello di Milano, riformando la decisione di primo grado del Tribunale della stessa città, ha accolto la domanda della lavoratrice intesa a ottenere dall'Inps, quale gestore del Fondo di garanzia ai sensi della legge n. 297 del 1982, il pagamento del credito per tfr, maturato nei confronti del datore di lavoro insolvente. Ha rilevato, in particolare, la Corte territoriale che, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, l'intervento del Fondo non era impedito, nel caso di specie, dalla circostanza che l'istanza di fallimento presentata dalla lavoratrice fosse stata respinta a causa della esiguità del credito azionato, dovendosi invece avere riguardo, ai fini della operatività della tutela prevista dall'art. 2 della legge n. 297 del 1982, alla proposizione di concreti atti di iniziativa volti a far valere il credito di lavoro.

Avverso tale sentenza l'Istituto ha proposto ricorso per cassazione deducendo un unico motivo di impugnazione. La lavoratrice ha resistito con controricorso.

Con l'unico motivo di impugnazione l'Istituto ricorrente, denunciando violazione dell'art. 2 della legge n. 297 del 1982, sostiene che in base a tale norma la garanzia non possa operare, in favore di lavoratori dipendenti da imprese soggette a fallimento, in assenza della procedura concorsuale, che nella specie era mancata.

La legge n. 297 del 1982, all'art. 2, ha previsto il pagamento del tfr da parte dell'Inps quando l'impresa sia assoggettata a fallimento, ovvero quando (comma 5) il datore di lavoro, non soggetto alla legge fallimentare, venga sottoposto senza esito a esecuzione forzata.

La Corte ha recentemente ritenuto (cfr. sentenze n. 7466 del 2007, n. 1178 del 2009, n. 15662 del 2010) che una lettura della legge nazionale orientata nel senso voluto dalla direttiva Ce n. 987 del 1980 consente, secondo una ragionevole interpretazione, l'ingresso a un'azione nei confronti del Fondo di garanzia, quando l'imprenditore non sia in concreto assoggettato al fallimento e l'esecuzione forzata si rilevi infruttuosa. L'espressione «non soggetto alle disposizioni del rd n. 267 del 1942» va quindi interpretata nel senso che l'azione della citata legge n. 297 del 1982., ex art. 2, comma 5, trova ingresso quante volte il datore di lavoro non sia assoggettato a fallimento, vuoi per le sue condizioni soggettive vuoi per ragioni ostative di carattere oggettivo.

Tale interpretazione trova anche giustificazione nelle direttive comunitarie date ai legislatori nazionali al fine di tutelare i lavoratori nei casi di insolvenza dei datori accertati con modalità e in sedi diverse da quelle tipiche delle procedure concorsuali. Solo così la legge assicurerebbe una tutela effettiva ai lavoratori.

vota