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È stretta sui fondi

del 08/04/2011
di: di Stefano Loconte e Giulia Cipollini
È stretta sui fondi
Il fondo comune di investimento cambia pelle. Arriva una nuova nozione del fondo comune di investimento che ha come obiettivo una stretta per quegli strumenti che presentino caratteristiche elusive ai fini fiscali. È questa la principale novità contenuta nello schema di regolamento, in attuazione dell'art. 32, comma 1, del dl 78/2010 (legge 122/2010) e che è stato pubblicato ieri sul sito internet del Dipartimento del tesoro (http://www.dt.tesoro.it) attraverso una consultazione pubblica. La nuova disciplina ha inteso in particolare stabilire una nozione di «fondo comune di investimento» (differente da quella contenuta nell'art. 1, comma 1, lettera j), del Tuf), che, in linea con il quadro normativo comunitario, pone in peculiare evidenza la funzione economica del fondo (volto alla gestione collettiva del risparmio che sia raccolto tra una «pluralità di investitori») e l'autonomia delle scelte di gestione della Sgr.

Tra i contenuti di maggior rilievo del Regolamento attuativo, si segnala l'introduzione di una definizione di «partecipanti collegati», al fine di prevenire facili aggiramenti del requisito della pluralità dei partecipanti al fondo. In particolare, come evidenziato nello stesso documento di consultazione, la fattispecie del «collegamento» tra i partecipanti al fondo viene identificata attraverso l'elencazione di una serie di situazioni in cui il collegamento si ritiene di per sé sussistente, unitamente a una previsione di chiusura con funzione residuale, diretta a ricomprendere i casi in cui venga accertata nei fatti la mancanza di indipendenza decisionale tra le parti. È delineato il requisito della «pluralità dei partecipanti» al fondo, individuando a tal fine, un «indice di concentrazione massima» delle partecipazioni, al fine di prevenire il rischio di un rispetto solo formale del requisito in esame. Per la verifica dell' indice di concentrazione massima, la partecipazione al fondo può essere imputata ai «beneficiari effettivi» del risultato di gestione del medesimo attraverso il c.d. metodo del look through, nel caso in cui la partecipazione sia detenuta direttamente, ovvero indirettamente per il tramite di un veicolo di investimento costituito in forma societaria, da uno o più organismi di investimento collettivo del risparmio, italiani o esteri. Il requisito della pluralità è in ogni caso rispettato qualora una componente preponderante del fondo, pari almeno al cinquanta per cento, appartenga a determinati soggetti (tra cui, lo stato italiano o una società da esso controllata; un ente pubblico territoriale italiano), che vengono individuati tenendo in considerazione che gli stessi nella sostanza rappresentano, pur con peculiarità e varietà di forme (come precisa il documento di consultazione), situazioni di gestione «collettiva» del risparmio altrui e sono caratterizzati da un numero di beneficiari effettivi così elevato da far considerare di per sé rispettato il suddetto indice di concentrazione massima e, dall'altro lato, rendere non praticabile l'applicazione del menzionato metodo del look through. Si attenderà ora di conoscere i contributi e le osservazioni dei soggetti interessati, che saranno tenuti in conto nella predisposizione dello schema finale di decreto. L'art. 32 del dl 31 aprile 2010, n. 78, è di recente intervenuto sulla disciplina dei fondi comuni di investimento, in una ottica di contenimento di quei fondi a ristretta base partecipativa costituiti con il fine di usufruire dei benefici fiscali previsti dall'attuale normativa (c.d. fondi veicolo).

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