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In aiuto della competitività

del 07/04/2011
di: di Giuseppe Ossoli
In aiuto della competitività
Le opinioni e gli argomenti sviluppati nel corso degli ultimi incontri tematici di Ancit (Basilea 3 e Small Business Act, ad esempio) e i rapporti professionali sempre più all'avanguardia con gli enti pubblici, fanno ben comprendere che oggi l'attività professionale deve assumere sempre più il ruolo di guida propositiva per soluzioni tecniche utili alla società, al servizio della persona, della politica e della sussidiarietà. I temi trattati delle varie categorie professionali, invece di andare in ordine sparso e concentrarsi unicamente sulla rivalità obsoleta tra una categoria e l'altra, dovrebbero viaggiare compatte tutte assieme e dare risposte serie e pratiche al sistema delle imprese nazionali. Se ancora oggi siamo a combattere tra categorie professionali o con il nostro vicino di capannone, come possiamo pretendere di competere con le varie Cina, India e Brasile? I temi economici trattati in sede di singole assise professionali sono per noi tributaristi una risorsa da condividere con tutti gli altri professionisti del settore, sono spunti di riflessione da porre al servizio della realtà imprenditoriale del Paese, una realtà così complessa che se ognuno andasse per conto proprio e rimanesse arroccato su posizioni ancora troppo burocratizzate e protezionistiche, l'economia del paese non potrebbe facilmente avere supporti e risposte veloci e precise per potersi rilanciare dopo questa fase di crisi. In questo nostro paese ognuno va per sé: eppure, tutti abbiamo valide soluzioni da porre sul tavolo, da sottoporre a critica e da migliorare. Non essendoci però un vero confronto di idee, in questa babele di proposte non si riescono a fornire soluzioni. E questo è un vero peccato. Confrontarsi tra mondo della consulenza e imprenditori, andando oltre la logica protezionistica del sistema, condividendo proposte e convinzioni, scartando le inesattezze e selezionando le idee, è possibile arrivare a un vero piano di rilancio economico-finanziario del Paese e finalmente poter competere. È necessario stare al passo con il progresso, con la globalizzazione «culturale» e non arroccarsi su un sistema che non c'è più. Operando in tal maniera, emerge che i nodi centrali sono la competitività del Paese e l'alleanza tra lavoro e imprese. Le aziende oggi si confrontano sul terreno incerto della competizione globale, dove le varie posizioni non si conquistano più in maniera definitiva e duratura, ma sono costantemente riviste e sottoposte a inevitabili confronti. E il mondo dell'imprenditoria ha bisogno di supporto vero, non accettando più un sistema della consulenza chiuso e in perenne conflitto. Ogni impresa è un organismo complesso la cui specificità non risulta composta unicamente da bilanci, budget e produzione, ma è anche formata da strategia comunicativa e da un serio atteggiamento culturale. Nel mercato globale non c'è più spazio per protezionismo, assistenzialismo e lobbysmo. Per troppi anni l'Italia è rimasta schiacciata dalla paura della competizione professionale, mentre le grandi boutique internazionali della consulenza conquistavano il nostro mercato. Oggi tutto questo è improponibile, non è più possibile gestire aziende in perdita e studi professionali senza ambizioni internazionali, ignorare e polemizzare con un sistema professionale perché parte di una categoria o di un'altra. Protezionismo e chiusura alla libera concorrenza sono sinonimo di qualità? Ne siamo certi? Guardiamo in faccia alla realtà, con coraggio. Non dobbiamo temere l'apertura del mercato, la concorrenza, la globalizzazione. Se siamo bravi imprenditori e professionisti del futuro dobbiamo seriamente organizzarci perché un'azienda renda profittevole la produttività, abbia una strategia e sproni il management a fare meglio, aprendo anche alle parti sociali, con forza e positività. La proposta di una nuova economia che viene dai tributaristi, che ha come riferimento anche il tema della sussidiarietà, non può quindi prescindere dalla «svolta» culturale degli imprenditori, dei professionisti, delle organizzazioni sindacali e, infine, della politica. L'alleanza di tutte le parti in causa diventa un gesto coraggioso per competere, un gesto fondamentale per il rilancio dell'economia, che tutela gli interessi ed i bisogni del mondo del lavoro, media tra le parti, ricerca coesione e pace sociale ed agevola il cambiamento. Solo le imprese ed i lavoratori che sanno cambiare ed adattarsi velocemente alle mutevoli esigenze del mercato e del nuovo capitalismo possono essere competitive e garantire sviluppo ed occupazione. È quindi indispensabile che l'intero mondo imprenditoriale, della consulenza e della politica abbiano il coraggio e si assumano la responsabilità di guardare avanti, superando schemi e rituali desueti e, finalmente, di competere, costruendo percorsi virtuosi per realizzare un patto sociale che possa sostenere la competitività e lo sviluppo, unico modo per garantire tutela e crescita del reddito e dell'occupazione. Questa è la nostra grande sfida.
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