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Pensioni più adeguate all'orizzonte

del 07/04/2011
di: di Ignazio Marino
Pensioni più adeguate all'orizzonte
Pensioni più adeguate all'orizzonte per commercialisti, ragionieri, psicologi, periti industriali, infermieri, periti agrari, agrotecnici, agronomi e forestali, chimici, biologi e attuari. La buona notizia per i professionisti iscritti a quelle casse che adottano il sistema di calcolo delle prestazioni di tipo contributivo è l'approvazione, avvenuta ieri al senato (si veda ItaliaOggi di ieri), del disegno di legge 2177 che, da un lato, dà agli enti la possibilità di aumentare il contributo integrativo (a carico del cliente) fino al 5% e, dall'altro, di destinare queste nuove risorse ai montanti individuali. Il provvedimento, che porta l'impronta del suo primo firmatario, Antonino Lo Presti, deve ancora essere approvato in via definitiva (terza lettura) alla Camera dei deputati ma in attesa che l'iter legislativo si completi, ItaliaOggi ha calcolato gli effetti della riforma (si veda anche ItaliaOggi del 15/1/2010).

In pensione con il sistema attuale

A fronte di un reddito dichiarato di 50 mila euro, oggi un professionista versa all'ente di categoria in media 5 mila euro di contributo soggettivo (il 10% sul reddito) e 2 mila euro (il 2% su un fatturato di 100 mila euro) di integrativo. Quest'ultimo completamente inutilizzabile ai fini pensionistici da parte delle casse di nuova generazione per effetto del «sigillo» della legge 103/96. Secondo i tassi di sostituzione attuali, un commercialista o un perito industriale con il sistema vigente andrà in pensione con il 25% dell'ultimo reddito dichiarato (12,500 euro). Al contrario, un avvocato o un ingegnere (che gode del sistema retributivo adottato dalle casse del 509/94) va in pensione con il 60/70% dell'ultimo reddito (30/35 mila euro).

In pensione con il sistema riformato

Con la legge Lo Presti le cose cambiano decisamente. Aprendo un ventaglio di opportunità. Dato che le casse del 103/96 potranno, da un lato, aumentare fino al 5% il contributo integrativo e, dall'altro, destinarne una parte ai montanti individuali. Vuol dire che ogni anno si potranno mettere da parte più soldi per trovare a fine carriera (dopo circa 30 anni di versamenti) il salvadanaio pieno. Facciamo tre ipotesi per vedere come all'aumentare di un punto percentuale dell'aliquota dell'integrativo migliorano le pensioni. A fronte del solito reddito di 50 mila euro, un professionista continuerà a versare all'ente di categoria 5 mila euro di contributo soggettivo (il 10% sul reddito) e, per effetto dell'aliquota maggiorata, 4 mila euro (il 4% su un fatturato di 100 mila euro) di integrativo. La cassa a questo punto potrà scegliere di destinare, per esempio, il 50% (2 mila euro) o il 75% (3 mila euro) ai montanti individuali. Aumenterà di riflesso anche il tasso di sostituzione (35/40%). Tradotto, le pensioni che con il sistema attuale sono ferme a 12,500 euro nel due ipotesi prese in considerazione salirebbero a 17.500 euro o a 20 mila euro. Ma non solo. Nel caso l'integrativo salisse al 5% la pensione potrebbe arrivare anche a 22.500 euro. La riforma poco o nulla cambia per le pensioni di avvocati o ingegneri. Le casse di categoria, che potranno utilizzare anche loro questa entrata importante, non avendo problemi di adeguatezza delle prestazioni penseranno più alla sostenibilità di lungo periodo.

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