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Società, unico imponibile

del 06/04/2011
di: di Gabriele Frontoni
Società, unico imponibile
Un risparmio netto di 3 miliardi di euro l'anno per il sistema economico del Vecchio continente. È la stima della Commissione europea relativa all'adozione di un sistema di base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (Ccctb), ovvero un corpus unico di regole da applicare alle società operanti nell'Ue per calcolare i profitti soggetti a imposta. Un primo passo in questa direzione è stato mosso dal braccio esecutivo dell'Unione che ha presentato una proposta di riforma soggetta a discussione e approvazione da parte degli Stati membri in sede di Consiglio, tenuto conto del parere del Parlamento europeo. «Il settore della tassazione delle imprese è in controtendenza rispetto alla sempre maggiore integrazione dei mercati», hanno ammonito da Bruxelles secondo cui, a causa della coesistenza di 27 sistemi fiscali diversi, spesso tra loro in contrasto, il mercato dell'Unione resta altamente frammentato e svantaggiato rispetto ai suoi principali partner commerciali, Stati Uniti e Giappone. Senza tenere conto degli ostacoli fiscali che si presentano in caso di operazioni transfrontaliere. In primis, i costi aggiuntivi di adeguamento alla normativa, derivanti dall'obbligo di rispettare diversi sistemi tributari nazionali e regole sui prezzi di trasferimento che pesano tra il 2% e il 4% del gettito dell'imposta sul reddito delle società. Tradotto nel contesto dell'Ue a 27, questa percentuale corrisponde a oltre 10 miliardi di euro. Bisogna poi considerare il problema della doppia imposizione e quello della tassazione eccessiva che si verifica quando attività transfrontaliere creano passività fiscali che non si produrrebbero in un contesto puramente interno. Di qui, la volontà di Bruxelles di eliminare gli ostacoli fiscali residui presenti all'interno dell'Unione. In base a uno studio di Deloitte, la Ccctb dovrebbe determinare risparmi consistenti nei tempi e nelle spese di adeguamento alla normativa nel caso di una multinazionale che costituisca una nuova controllata in un altro Stato membro. «Una grande impresa spende oggi in media oltre 140 mila euro (0,23% del fatturato) in spese fiscali per aprire una nuova controllata in un altro Stato membro. La Ccctb ridurrà questi costi di 87 mila euro, ovvero del 62%», si legge nella proposta di direttiva formulata dalla Commissione. I risparmi per un'impresa di medie dimensioni sono persino più elevati, in quanto i costi dovrebbero scendere da 128 mila euro (0,55% del fatturato) a 42 mila, ovvero del 67%. Ma come dovrebbe avvenire l'applicazione di questa Ccctb? «La dichiarazione dei redditi consolidata unica verrebbe utilizzata per stabilire la base imponibile della società, dopo di che, tutti gli Stati membri nei quali la società è attiva avrebbero diritto di tassare una determinata quota di tale base, calcolata secondo una formula specifica basata su tre fattori egualmente ponderati (attività, lavoro e fatturato)», si legge nel documento di Bruxelles.
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