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Responsabilità oggettiva per chi inquina l'ambiente

del 05/04/2011
di: Francesca De Nardi
Responsabilità oggettiva per chi inquina l'ambiente
La responsabilità dell'autore dell'inquinamento, ai sensi dell'art. 17, comma 2, del dlgs 22/1997, costituisce una vera e propria forma di responsabilità oggettiva.

Lo ha confermato il Tar per l'Emilia Romagna, Sezione Prima, con la decisione n. 120 del 11 febbraio 2011.

Nella controversia in esame una società edile aveva comprato del materiale cosiddetto stabilizzato, ignara del carattere inquinante dello stesso per la presenza dei metalli pesanti in misura non consentita e aveva provveduto a utilizzarlo in un cantiere per la formazione di un «rilevato ad uso piazzale».

Il Comune aveva, così, emanato un'ordinanza nei confronti della ditta obbligandola alla presentazione di un piano di bonifica ed al ripristino dell'area inquinata. La società aveva impugnato il provvedimento comunale sostenendo l'assenza di responsabilità per mancanza di dolo o colpa. Il Tar respinge il ricorso.

Infatti, l'articolo 17, comma secondo, del dlgs 5 febbraio 1997, n. 22 è chiaro nel prevedere la responsabilità, ai fini del piano di recupero e del ripristino, di chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il superamento dei limiti fissati per l'inquinamento.

Il Collegio, ribadendo quanto già chiarito dalla prevalente giurisprudenza, ritiene che la responsabilità dell'autore dell'inquinamento costituisca una tipica forma di responsabilità oggettiva per gli obblighi di bonifica, messa in sicurezza e ripristino ambientale conseguenti alla contaminazione delle aree inquinate.

La natura oggettiva si può desumere dal fatto che l'obbligo di effettuare gli interventi di legge sorge, in base all'art. 17, comma 2, del dlgs. 22/1997, in connessione con una condotta «anche accidentale», ossia a prescindere dall'esistenza di qualsiasi elemento soggettivo doloso o colposo in capo all'autore dell'inquinamento (Consiglio di stato, sez. VI, 15 luglio 2010, n. 4561).

Sebbene ai fini della responsabilità in esame è comunque pur sempre necessario il rapporto di causalità tra l'azione (o l'omissione) dell'autore dell'inquinamento e il superamento, o pericolo concreto e attuale di superamento, dei limiti di contaminazione, in coerenza col principio comunitario «chi inquina paga», il Collegio ha ritenuto sussista il nesso causalità tra il comportamento della ricorrente e il fenomeno di inquinamento.

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