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L'elettricità è sacra

del 05/04/2011
di: di Federico Unnia
L'elettricità è sacra
La minaccia di distacco della fornitura di energia elettrica, unitamente al sollecito di pagamento, sono comportamenti che configurano una ipotesi di coercizione e indebito condizionamento, e tali da limitare la libertà di scelta del consumatore. Lo ha stabilito il Consiglio di stato con la sentenza 720/2011 (depositata il 31 gennaio 2011) con la quale ha rigettato l'appello avanzato da Enel contro la sentenza del Tar del Lazio che aveva confermato il provvedimento emesso il 3 dicembre 2008 dall'Autorità antitrust con il quale Enel era stata condannata per aver posto in essere una pratica commerciale scorretta contro un consumatore cliente, reo a suo dire, di non aver pagato delle bollette contestate perché di consumo superiore a quello effettivamente consumato. Con tale provvedimento, l'Autorità aveva inflitto anche la sanzione pecuniaria di 90 mila euro. Ora il consiglio di stato mette la parola fine alla vertenza, e lo fa con una sentenza che segna un importante passaggio nella tutela dei contraenti c.d. deboli. Soprattutto esigendo da parte delle grandi imprese il rispetto di comportamenti non eccessivamente invadenti. Infatti, secondo i supremi giudici amministrativi, «questo standard di diligenza risulta essere stato violato perché Enel, pur a fronte di puntuali reclami da parte del consumatore sull'entità degli addebiti, non ha ritenuto, nelle more della verifica tecnica, di sospendere le procedure esecutive per la riscossione, che espone l'utente, in caso di mancato pagamento, al rischio di distacco della fornitura». Secondo il Consiglio di stato, «la scorrettezza della pratica commerciale discende dal non aver tenuto indenne il consumatore dalle conseguenza negative di errori di misurazione precedentemente commessi da Enel, che avrebbe dovuto, anziché sollecitare il pagamento, provvedere a bloccare la fatturazione a seguito della presentazione di legittimi reclami». Nessun pregio, inoltre, ha per il Consiglio di stato l'osservazione difensiva avanzata da Enel la quale sosteneva che le norme del codice del consumo in materia di pubblicità sono superate dal rispetto delle previsioni stabilite dall'Autorità per l'energia. «Al riguardo, deve ritenersi che il rispetto della normativa di settore non valga a esonerare il professionista dal porre in essere quei comportamenti ulteriori che, pur non espressamente previsti, discendono comunque dall'applicazione del più generale principio di buona fede a cui si ispira tutte la disciplina a tutela del consumatore». Ne deriva che il comportamento commerciale tenuto da un'impresa del settore può essere sanzionato «pur in mancanza della violazione di una specifica disposizione volta a regolamentare il settore, dovendosi certamente escludere che la delibera Aeeg n. 229/01 possa avere l'effetto di esonerare il professionista dal porre in essere quegli ulteriori accorgimenti che, sebbene non espressamente prescritti, derivano, tuttavia, dal più generale canone di diligenza professionale o di buona fede».

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