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Attività senza confusione

del 26/03/2011
di: di Pamela Giufrè
Attività senza confusione
La legge sul riconoscimento delle nuove professioni per superare la confusione tra attività libere e riservate e confermare che la sentenza 285/2011 della Cassazione sull'esercizio abusivo della professione di dottore commercialista è decisamente anacronistica affermando un principio ampiamente sorpassato dalla più comune ed autorevole linea giurisprudenziale. A sostenere questa tesi è la Lapet. Il presidente, Roberto Falcone, che ha immediatamente preso posizione contro la recente sentenza della Corte di Cassazione, contestando ciascuno dei tre punti nei quali si articola la motivazione contenuta in appena 18 righe, sostiene infatti che il riconoscimento delle nuove professioni servirà a porre fine una volta per tutte alla confusione che, spesso in maniera pretestuosa, si fa tra attività libere e riservate. Una confusione che in realtà non avrebbe ragione d'esistere dal momento che è chiarissima la distinzione. «Le prestazioni in campo fiscale e tributario», ricorda il presidente, «non sono riservate a professionisti iscritti ad albi, essendo espletabili da chiunque nel regime di libertà proprio del lavoro autonomo, come d'altronde attesta la consolidata Giurisprudenza. C'è infatti una notevole differenza tra attività libere e riservate, oltre al fatto che una professione, in quanto tale, non può essere riservata nel suo complesso. Piuttosto lo sono le prestazioni e le attività tipiche di una professione ed in quanto tali riservate da apposita disposizione di legge. Occorre perciò distinguere», prosegue Roberto Falcone, «tra le varie attività attribuite ad una professione, valutando che nell'ambito della stessa alcune sono effettivamente riservate in senso tecnico-giuridico mentre altre sono strumentali di quella professione, ma non esclusive, e pertanto non si può parlare di riserva». Ciò significa che le attività senza riserva possono essere liberamente esercitate anche da iscritti in albi diversi e da professionisti non iscritti ad alcun albo. Per questo il presidente dell'associazione ribadisce l'urgenza di approvare quanto prima la proposta di legge condivisa da Assoprofessioni e dalle altre confederazioni delle associazioni delle professioni non regolamentate. «Il dl Disposizioni in materia di professioni associative », dice Falcone , «rielaborato sulla base delle proposte già all'esame della X Commissione Attività produttive, ovvero l'AC 1934 (Froner), l'AC 2077 Formisano, l'AC 3131 Buttiglione, l'AC 3488 Della Vedova, e l'AC 3917 Quartiani, è senz'altro uno strumento idoneo per scongiurare in maniera definitiva e risolutiva questa confusione». In effetti, sono diversi gli elementi che contribuiscono a fare chiarezza su tale distinzione all'interno della proposta di legge messa a punto dagli stessi rappresentanti delle categorie professionali non ordinistiche. Nello specifico, questo compito è affidato ai primi due articoli del provvedimento. «È evidente», commenta Falcone, «l'intenzione di fare subito chiarezza sulla distinzione tra attività libere e riservate, che evidenzia anche l'assoluta assenza di interessi reconditi da parte dei senz'albo. Non abbiamo infatti alcuna mira ad attribuirci riserve che non ci appartengono, a differenza di alcuni rappresentanti delle professioni ordinistiche, che tentano invece di arrogarsi anche diritti non previsti dalla legge».

Nella proposta di legge delle professioni non regolamentate, l'articolo 1, dedicato all'oggetto e alle definizioni della stessa legge, riferisce subito che il provvedimento disciplina le professioni associative, specificando che con esse si intendono «le attività economiche, anche organizzate, volte alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitate abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, e sulla base dei principi deontologici e delle tecniche proprie dell'attività stessa». E che queste professioni «non sono ricomprese nelle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell'articolo 2229 del Codice civile, con esclusione delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinate da specifiche normative». E' quindi palese la volontà di separare nettamente le attività dei senz'albo da quelle degli ordini, ed è allo stesso evidente che, non intendendo in alcun modo esercitare attività riservate per legge, quelle espletate dai professionisti senz'albo, che pure sono annoverate tra le competenze di altre professioni ordinistiche, sono libere. Il comma 3 non lascia infatti spazio a dubbi: «L'esercizio della professione è libero e fondato sull'autonomia, sulle competenze e sull'indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica». E così all'articolo 2 – Associazioni professionali – attraverso il quale, una volta precisato il raggio d'azione dei professionisti senz'albo, la proposta di legge passa ad individuare quello delle organizzazioni che li rappresentano. «Lo abbiamo già asserito in diverse altre occasioni», ricorda il presidente, «e non avremmo non potuto ribadirlo all'interno della nostra proposta di legge: non vogliamo che il riconoscimento trasformi le associazioni dei senz'albo in ordini di serie B. Chiediamo solo il lecito e legittimo riconoscimento delle cosiddette nuove professioni, oramai abbondantemente diffuse e conosciute nel mercato del lavoro, e delle associazioni che le rappresentano». Partendo da questo presupposto la proposta di legge spiega quindi che le associazioni professionali non vogliono «alcun vincolo di rappresentanza esclusiva» e che sono costituite da «coloro che esercitano la professione al fine di valorizzare le competenze, diffondere il rispetto di regole deontologiche e vigilare sul comportamento degli associati, favorendo la scelta degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza». «Il comma 5 dell'articolo 2», aggiunge Falcone, «va anche al di là di quello che era opportuno precisare nella legge, assicurando che alle associazioni delle professioni senz'albo riconosciute saranno vietate l'adozione e l'uso di denominazioni professionali relative a professioni organizzate in ordini o collegi. È dunque un'ulteriore garanzia di quanto ribadito nei commi precedenti, ovvero che, assodato il rispetto delle riserve stabilite dalla legge, per quanto ve ne siano di non condivisibili, non vogliamo in alcun modo interferire nelle attività esclusive degli ordini professionali. Nel comma 6 è infatti precisato ancora più chiaramente che ai professionisti iscritti alle associazioni non è consentito l'esercizio delle attività professionali riservate dalla legge a specifiche categorie di soggetti, salvo il caso in cui dimostrino il reale possesso dei requisiti previsti dalla legge e l'effettiva iscrizione al relativo albo professionale. Ma, detto questo, nessuna legge può impedirci di esercitare tutte le altre attività non riservate, benché tipiche, ma sicuramente libere. Al contrario, se la nostra proposta sarà licenziata al più presto, come ci auguriamo, ci sarà una legge che evidenzierà proprio questa libertà di esercizio».

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