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Rappresentanza unica, è tempo

del 24/03/2011
di: La Redazione
Rappresentanza unica, è tempo
Il comparto degli studi professionali è davanti a un bivio: compattarsi in un fronte comune per assumere un ruolo di leadership nelle relazioni tra Stato, imprese e sindacati; oppure diventare un territorio di conquista alla mercé di potenti organizzazioni del commercio e dell'industria, pronte a piegare le attività intellettuali ai loro interessi corporativi. Lo scenario è reso ancor più complesso dai profondi mutamenti economici e politici che accompagnano l'evoluzione stessa del mercato dei servizi professionali, fino a far perdere l'identità del libero professionista: ora lavoratore autonomo, ora imprenditore, ora consulente, fino alle partita Iva. In questo contesto ha fatto scalpore il piano confederale lanciato nelle scorse settimane da Confprofessioni che ha deciso di dare un volto e una voce ai professionisti italiani. Il progetto è lineare e ambizioso al tempo stesso: costruire un soggetto unico di rappresentanza per tutte le professioni intellettuali, facendo leva sul contratto collettivo degli studi professionali e sviluppando una piattaforma di contenuti che mettano d'accordo gli oltre 2 milioni di iscritti a un albo professionale con l'area vasta delle attività intellettuali non regolamentate. Padre e artefice del progetto confederale è Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, la confederazione italiana libere professioni.

Domanda. Come nasce l'idea del progetto confederale?

Risposta. Diverse sono le ragioni che stanno alla base del soggetto unico di rappresentanza. Una delle principali risiede, senza dubbio, nella ferma volontà di assicurare al comparto delle professioni intellettuali una collocazione netta e precisa nell'economia del Paese. Il sistema professionale italiano ha enormi potenzialità che possono essere messe al servizio dei cittadini e delle imprese, tuttavia rimangono inespresse a causa della polverizzazione dei soggetti chiamati a rappresentare, su scale diverse, gli interessi e le competenze dei lavoratori della conoscenza. Finora, la mancanza di un unico interlocutore nei rapporti con lo Stato e le Regioni ha fatto perdere al comparto professionale più di un treno e le conseguenze di queste divisioni sono vissute quotidianamente sulla pelle dei liberi professionisti.

D. Quali possono essere i vantaggi per i liberi professionisti?

R. Non parlerei di vantaggi, ma di opportunità. Per la prima volta, il comparto professionale ha la possibilità concreta di «fare sistema», di collocarsi tra i meccanismi e tra i decisori che governano le scelte politiche ed economiche del Paese. La classe politica deve prendere atto che i liberi professionisti sono una forza sociale e hanno pari dignità delle imprese e dei sindacati, finora interlocutori privilegiati del governo.

D. L'impresa non sembra facile. Quali strumenti ha Confprofessioni per raggiungere questo obiettivo?

R. Non c'è dubbio che l'impresa sia impegnativa. Ma le fondamenta su cui si basa il progetto confederale sono altrettanto solide. Innanzitutto, Confprofessioni è l'unica organizzazione presente in Italia che, su base volontaria, raccoglie l'adesione di ben 16 associazioni professionali che coprono l'intero panorama delle attività professionali di matrice ordinistica. La sua articolazione nazionale consente poi, attraverso le delegazioni regionali, un radicamento territoriale che riesce a intercettare i bisogni delle categorie e trasformarli in azioni di sostegno e tutela nei rapporti con le istituzioni politiche.

D. Basta questo per farsi ascoltare dal governo?

R. Guardi che il governo ha riconosciuto Confprofessioni quale associazione maggiormente rappresentativa dei professionisti fin dal 1978 e dal 2001 è stato riconosciuto il suo ruolo di parte sociale. Firmiamo il Ccnl degli studi professionali e partecipiamo attivamente ai tavoli della concertazione a Palazzo Chigi, interveniamo ai gruppi di lavoro sulla riforma fiscale e la collaborazione con il ministero del Lavoro è molto intesa e proficua. Inoltre, dallo scorso anno, Confprofessioni è stata chiamata per la prima volta nel consiglio del Cnel, che ci vede impegnati nelle politiche del lavoro e sociali.

D. A questo punto si tratta di convincere i professionisti...

R. Esiste un elemento che accomuna tutti i liberi professionisti: il Contratto collettivo degli studi professionali. Confprofessioni ha sempre interpretato il Ccnl come laboratorio di innovazione per introdurre nel comparto degli studi quegli strumenti indispensabili alla crescita del comparto. Pensiamo allo sviluppo degli enti bilaterali che hanno allargato le tutele di welfare ai giovani professionisti e alle famiglie dei dipendenti; hanno attivato forme di sostegno al reddito e continuano a finanziare la formazione per rendere ancora più competitivi gli studi sul mercato dei servizi professionali.

D. Vale anche per i professionisti non regolamentati?

R. I cambiamenti in atto nel mercato del lavoro, e degli studi professionali in particolare, hanno abbattuto i vecchi schemi dualistici. Non possiamo più ragionare con un'ottica monocromatica, ma dobbiamo essere pronti a cogliere tutte le sfumature che oggi formano il grande mosaico delle professioni intellettuali.

D. Gli ordini potrebbero obiettare…

R. Non ne vedo il motivo: non siamo sullo stesso piano. I professionisti per poter esercitare la propria attività sono obbligati a iscriversi al rispettivo ordine professionale, che svolge un ruolo fondamentale a garanzia dei cittadini e della fede pubblica. La rappresentatività e la tutela degli interessi delle categorie è una prerogativa demandata dal legislatore alle associazioni sindacali su base volontaria.

D. Quali sono allora i fattori comuni tra professioni ordinistiche e non regolamentate?

R. Al di là del contratto degli studi, Confprofessioni ha avviato un percorso di proposte trasversali a tutto il mondo delle professioni intellettuali, cogliendo e in alcuni casi anticipando i fattori di sviluppo del sistema.

D. Per esempio?

R. Il primo evento che presenteremo il 31 marzo a Roma riguarda la promozione di accordi di reti e filiere. Il modello fin qui sperimentato si è mostrato molto fragile, ma le nuove iniziative del ministero dell'economia e dello sviluppo economico aprono nuovi orizzonti per le produzioni italiane sui mercati internazionali. Il grado di successo dei nuovi provvedimenti, crediamo, dipenderà in maniera proporzionale al coinvolgimento delle professioni intellettuali.

D. Professionisti come player globali dell'economia?

R. Non solo. Molte iniziative riguardano da vicino i professionisti. Non possiamo non affrontare il tema del federalismo fiscale e l'impatto che avrà sull'attività degli studi, così come uno dei temi centrali del soggetto unico di rappresentanza sarà quello della previdenza e della pensione dei professionisti. Parallelamente, verrà articolato un pacchetto di proposte che partendo dalle difficoltà dei giovani sul mercato del lavoro toccheranno il Sud e le criticità di accesso al credito, fino alla regolamentazione delle attività intellettuali in Europa.

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