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L'Italia è il paese europeo più tiratardi sulle direttive Ue

del 22/03/2011
di: Gianluca Cazzaniga, Bruxelles
L'Italia è il paese europeo più tiratardi sulle direttive Ue
L'Italia è il paese europeo con il maggior numero di direttive sul mercato interno non trasposte in tempo o non attuate correttamente nel proprio ordinamento nazionale. Il Belpaese, inoltre, è lo stato membro dell'Ue con il maggior numero di procedure d'infrazione ancora aperte dopo il Belgio e la Grecia. Lo rivela il quadro di valutazione del mercato interno pubblicato ieri dalla Commissione europea. Negli ultimi sei mesi dell'anno scorso l'Italia ha accumulato ritardi o problemi con 52 norme relative al mercato unico, mentre la media europea è arrivata a quota 24 direttive. Queste sono alcune delle norme che Roma non ha attuato nei tempi previsti: la direttiva 111 del 2009 che riguarda gli enti creditizi collegati a organismi centrali, taluni elementi dei fondi propri, i grandi fidi, i meccanismi di vigilanza e la gestione. Le direttive 112 e 113 del 2009 relative alla patente di guida. E la direttiva 51 del 2008 relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi. Nel complesso, però, la Commissione europea si è detta soddisfatta dei risultati ottenuti dalla maggior parte degli stati membri, dal momento che 20 paesi hanno raggiunto l'obiettivo dell'1% di direttive non trasposte. «Nonostante le difficoltà economiche attuali, sono lieto di constatare che i governi continuano a impegnarsi per rispettare i tempi di recepimento delle regole del mercato interno nell'ordinamento nazionale», ha dichiarato in una nota Michel Barnier, commissario per il mercato interno e i servizi. «Anche alcuni paesi duramente colpiti dalla crisi non si sono rifugiati nel protezionismo, continuando a rispettare le regole del mercato interno». Lo stesso non si può dire dell'Italia, che nell'ultimo semestre del 2010 ha raddoppiato il proprio deficit passando dall'1,1% al 2,1% di direttive sul mercato interno mal trasposte o non trasposte, presentando la percentuale più elevata tra i ventisette stati membri dell'Ue. Detto questo, l'Italia si discosta poco dal ritardo medio di recepimento: 6,2 mesi rispetto a 5,8 mesi. L'altro problema che riguarda il Belpaese è il numero di procedure d'infrazione in sospeso. Stando alle informazioni pubblicate dalla Commissione europea, negli ultimi sei mesi dell'anno scorso la media dei procedimenti di infrazione aperti era di 40 cause per stato membro, rispetto alle 46 cause registrate nel semestre precedente. La maggior parte dei casi di infrazione ancora in sospeso riguarda il Belgio (109), seguito da Grecia (88) e Italia (80).

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