Consulenza o Preventivo Gratuito

L'assistenza fiscale ora è blindata

del 12/03/2011
di: di Debora Alberici
L'assistenza fiscale ora è blindata
Commette reato il consulente del lavoro che presta assistenza fiscale a professionisti e aziende. Può invece assistere i lavoratori dipendenti «occupandosi della liquidazione e del pagamento delle relative imposte». A sancire la reclamata tutela della professione dei dottori commercialisti, negata negli ultimi anni dalla giurisprudenza civile, è stata la sesta sezione penale della Corte di cassazione che, con la sentenza numero 10100 dell'11 marzo 2011, ha confermato le responsabilità per esercizio abusivo della professione nei confronti di un consulente del lavoro che, fra l'altro, redigeva bilanci societari e prestava assistenza fiscale a società e professionisti. E insomma là dove la tutela civile non è riuscita a coprire gli iscritti all'albo ci ha pensato il codice penale. Si legge nella sentenza, «l'art. 348 cod. pen. punisce l'esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato. Per esercitare la professione di dottore/ragioniere commercialista la legge richiede il superamento dell'esame di Stato e l'iscrizione nell'apposito albo professionale e, pertanto, quella del commercialista è una professione protetta e le attività proprie di essa possono esplicarsi esclusivamente dal soggetto abilitato e iscritto all'albo».

Non solo. «Va precisato che», continuano i giudici, «per stabilire se una determinata prestazione integri il reato previsto dall'art. 348 cod. pen., non è necessario rinvenire nella legge che regola la professione in tesi abusivamente esercitata una clausola di riserva esclusiva riguardante quella specifica prestazione, ma è sufficiente l'accertamento che la prestazione erogata costituisce un atto tipico, caratteristico di una professione per il cui esercizio manca l'abilitazione». Quindi, il «consulente del lavoro, avendo competenza in materia di redditi di lavoro dipendente, può legittimamente occuparsi della liquidazione e del pagamento delle relative imposte. Ma l'indagato prestava assistenza fiscale e contabile anche a lavoratori autonomi e imprese e, quindi, operava in un campo per il quale non aveva la necessaria abilitazione. Ne deriva che, allo stato, non può negarsi la sussistenza del fumus delicti».

La vicenda riguarda un consulente del lavoro di Lucca che aveva prestato assistenza fiscale, oltreché a dei dipendenti, anche ad aziende e professionisti, pur non essendo iscritto all'albo di dottore/ragioniere commercialista.

Per questo era scattata le denuncia per esercizio abusivo della professione e il sequestro dello studio. Il Tribunale di Lucca aveva convalidato la misura. Contro l'ordinanza il consulente ha presentato ricorso in Cassazione. La sesta sezione penale lo ha respinto sul punto delle responsabilità penali, confermando che si configura in questi casi un esercizio abusivo della professione, mentre lo ha accolto sul fronte sequestro dello studio. Va infatti provato il legame fra l'esercizio abusivo della professione e l'immobile. Solo su quest'aspetto ora i giudici toscani dovranno rivalutare il caso considerando un orientamento consolidato della Suprema corte secondo cui «nel sequestro preventivo di un immobile, finalizzato a impedire la protrazione dell'attività illecita, il vincolo di pertinenzialità si esprime in un'indefettibile correlazione strumentale tra immobile e reato, nel senso che l'immobile non sia semplicemente il luogo di consumazione del reato, ma costituisca il mezzo strettamente indispensabile per l'attuazione e protrazione della condotta illecita». E nel caso sottoposto all'esame della Corte il fatto che il consulente del lavoro possedesse uno studio e che questo fosse ripetutamente frequentato da un funzionario dell'Agenzia delle entrate non dimostra, secondo Piazza Cavour, il vincolo di pertinenzialità. Quindi lo studio dev'essere dissequestrato.

vota