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Avviamento, la posta in gioco è alta

del 09/03/2011
di: Rosario Dolce dirigente consulenza e contenzioso fiscale Ubi Banca
Avviamento, la posta in gioco è alta
Con l'introduzione dei principi Ias/Ifrs, l'avviamento è divenuto una posta di bilancio di particolare rilievo ed effetto economico (vedi impairment). Appare così opportuna una ricognizione sulle ultime pronunce e sugli orientamenti che l'Organismo di contabilità, l'Agenzia delle entrate e la giurisprudenza hanno formulato sia in merito alla iscrivibilità che al trattamento fiscale e alla eventuale rettifica/cancellazione.

Sul piano bilancistico e tributario l'argomento è stato affrontato dall'Oic nel documento Applicazioni Ias/Ifrs - n. 1° febbraio 2009 - in cui si discuteva la più appropriata contabilizzazione conseguente all'affrancamento fiscale previsto in via opzionale dall'art. 15 comma 10 del dl 185/2008, convertito in legge 2/2009, posto che con il versamento di un'imposta sostitutiva del 16% si ottiene la deducibilità dal reddito dell'intero avviamento in via extracontabile nell'arco di nove esercizi (e dunque un beneficio pari al 27,5% Ires). Il documento Oic non fornisce un'unica soluzione ma tre diverse ipotesi, fermo il principio Ias 12, con risultati economici di esercizio difformi nell'arco dei suddetti nove anni, a seconda che si rilevino immediatamente le differite attive ovvero si rilevino nello stesso esercizio di versamento della sostitutiva ovvero quest'ultima sia valorizzata quale anticipo di imposte.

Considerato che, nel rispetto dei principi Ias/Ifrs – vedi Ias 38 e Ifrs 3 – è prevista l'allocazione dell'avviamento alle singole Cgu, è emerso in seguito il problema della eventuale cessione di tali Cgu e del conseguente mantenimento o meno della deducibilità fiscale ottenuta con l'affrancamento di cui al citato art. 15 comma 10 dl 185/2008, posto che l'avviamento verrebbe cancellato presso la cedente (ai sensi dello Ias 36, par. 86).

L'Agenzia delle entrate, con circolare n. 8/E del 2010, afferma il permanere del diritto alla deduzione presso la cedente (nel caso, conferente), nonostante la cancellazione dell'avviamento, assimilando tale cancellazione a quella conseguente all'impairment test e dando rilievo alla circostanza che il valore fiscale dell'azienda conferita rimane in capo al soggetto conferente, in particolare quale valore delle partecipazioni ricevute.

Sulla intrasferibilità dell'avviamento, e di conseguenza la sua cancellazione in caso di cessione, si è pronunciato l'Oic nella bozza di consultazione «impairment e avviamento per il settore bancario» n. 2.1 del novembre 2010, ribadendola, dunque, data la sua natura prettamente valutativa e in particolare la similitudine al processo di stima seguito per il test di impairment.

Da ultimo, va segnalata una specifica presa di posizione della Suprema corte di cassazione, Sez. tributaria, n. 26429 del 30 dicembre 2010, secondo cui non sarebbe corretto rettificare in negativo l'avviamento laddove venissero meno solo alcuni dei fattori presenti in fase di quantificazione originaria e pertanto si conclude per il suo ammortamento sistematico sulla base del valore originario, senza possibilità di rettifica diretta. Per vero, il caso concerneva fattispecie datate.

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