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È reato vendere software per taroccare le consolle

del 08/03/2011
di: Debora Alberici
È reato vendere software per taroccare le consolle
È reato vendere dispositivi per utilizzare software taroccati sulle consolle di videogiochi.

È quanto affermato dalla Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 8791 del 7 marzo 2011, ha annullato il dissequestro di materiale usato da un venditore di dispositivi necessari per «craccare» le consolle di videogiochi.

Annullando il provvedimento restrittivo adottato dal Tribunale delle Libertà di Firenze la terza sezione penale della Cassazione ha messo nero su bianco che «è innegabile che l'introduzione di sistemi che superano l'ostacolo al dialogo fra consolle e software non originale ottengono il risultato oggettivo di aggirare i meccanismi di protezione apposti sull'opera protetta». Insomma, secondo Piazza Cavour anche in presenza di queste circostanze viene violata la legge sul diritto d'autore. Infatti le norme contenute nel rd del '41 puniscono «se il fatto è commesso per uso non personale, chiunque a fini di lucro fabbrica, importa, distribuisce, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo, pubblicizza per la vendita o il noleggio, o detiene per scopi commerciali, attrezzature, prodotti o componenti ovvero presta servizi che abbiano la prevalente finalità o l'uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche di cui all'art. 102quater, ovvero siano principalmente progettati, prodotti, adattati o realizzati con la finalità di rendere possibile o facilitare l'elusione di predette misure. Rientrano, dunque, nell'ambito della previsione penale, indistintamente tutti i congegni principalmente finalizzati a rendere possibile l'elusione delle misure di protezione di cui all'art. 102-quater».

Insomma gli Ermellini hanno bocciato la tesi dei giudici del capoluogo toscano secondo cui gli hardware prodotti e venduti dall'uomo non potevano essere qualificati come opera protetta dalla legge sul diritto d'autore. Non solo. Secondo la i magistrati «l'apposizione della tecnologia di protezione da parte della casa costruttrice aveva finalità di elevare barriere sul mercato a difesa della propria posizione dominante». Anche la Procura generale della Cassazione, nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 2 febbraio aveva chiesto al Collegio di legittimità di annullare il dissequestro perché c'erano i presupposti della condanna.

Ora gli atti torneranno a Firenze affinché i giudici rivalutino il caso alla luce del principio di diritto affermato.

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