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Per le assicurazioni il premio è unisex

del 02/03/2011
di: di Daniele Cirioli
Per le assicurazioni il premio è unisex
Premi e prestazioni unisex dalle compagnie assicurative. Le attuali differenziazioni basate sul sesso (maschio/femmine), per la determinazione del prezzo (per esempio nella rc auto) o nelle prestazioni (per esempio nell'assicurazione sulla vita), saranno considerate invalide con effetto dal 21 dicembre 2012. Lo stabilisce una sentenza della Corte di giustizia europea (causa C-236/09).

L'intervento della Corte europea è stato sollecitato dalla Cour costitutionelle belga, relativamente agli effetti della direttiva 2004/113/Ce la quale vieta qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura. Il principio promosso dalla direttiva, in altre parole, è quello della regola generale di «premi e prestazioni unisex», mediante l'imposizione del divieto, alle compagnie, della possibilità di considerare il criterio del sesso ai fini del calcolo dei premi (il costo di un'assicurazione) e delle prestazioni assicurative.

L'operatività del nuovo principio è fissata dalla direttiva per i contratti conclusi dopo il 21 dicembre 2007 (termine ultimo per la trasposizione della direttiva). Tuttavia, agli stati membri è stato concesso di fissare delle deroghe, autorizzando l'utilizzo di premi e prestazioni differenziati sul sesso (non unisex), a patto di basare i relativi calcoli su dati attuariali e statistici affidabili. La direttiva permette le deroghe, peraltro, solo se la legislazione nazionale non ha già applicato la regola dei premi e delle prestazioni unisex. E stabilisce, ancora, che cinque anni dopo il termine per la trasposizione della direttiva (ossia il 21 dicembre 2012: cinque anni dopo il 21 dicembre 2007), gli stati membri sono tenuti a riesaminare la motivazione delle deroghe.

Nella sentenza C-236/09 pronunciata ieri, la corte di giustizia europea fa presente che la direttiva vincola la «facoltà» della deroga concessa agli stati membri a un periodo di cinque anni, poiché allo scadere di tale periodo è previsto il riesame della medesima facoltà di deroga. Il vincolo, tuttavia, dal momento che nella direttiva manca una norma circa la durata di applicazione delle deroghe, non appare limitare nel tempo agli stati membri l'utilizzo della deroga stessa, con il risultato di fornire un'autorizzazione agli assicuratori ad applicare eventuali trattamenti differenziati sul sesso senza limiti di tempo.

In queste circostanze, secondo la Corte di giustizia, si manifesta il rischio che la deroga alla parità di trattamento tra donne e uomini prevista dalla direttiva sia permessa dal diritto dell'unione a tempo indefinito. In altre parole, consentendo una deroga senza durata alla possibilità di utilizzare il sesso quale elemento di differenziazione nella determinazione di premi e prestazioni assicurative, viene indirettamente autorizzata una deroga indefinita al principio della parità di trattamento tra donne e uomini. Pertanto, una disposizione che consenta agli stati membri di mantenere senza alcun limite di tempo una deroga alla regola dei premi e delle prestazioni unisex, deve ritenersi contraria alla realizzazione dell'obiettivo della parità di trattamento tra donne e uomini e, quindi, da considerarsi invalida alla scadenza di un adeguato periodo transitorio.

In conclusione, la Corte di giustizia dichiara che, nel settore dei servizi assicurativi, la deroga alla regola generale dei premi e delle prestazioni unisex è invalida con effetto alla data del 21 dicembre 2012.

L'allarme sulle conseguenze della sentenza è stato lanciato ieri dalle associazioni dei consumatori, per le quali la sentenza porterà a un mercato assicurativo più ingessato, a meno concorrenza tra le compagnie e a prezzi più alti, così danneggiando i consumatori.

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