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Orario più flessibile

del 02/03/2011
di: di Simona D'Alessio
Orario più flessibile
Entro il 7 marzo («il giorno prima della Festa della donna») il ministero del welfare confida nel via libera delle parti sociali alle linee guida per la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura familiare, all'insegna della modulazione flessibile degli orari. A dichiararlo Maurizio Sacconi, che ieri ha riaperto il tavolo con sindacati e associazioni datoriali, premettendo che la contrattazione collettiva deve farsi carico delle esigenze della famiglia ricercando «e implementando soluzioni innovative, tanto di tipo normativo, che organizzativo»; fra le reazioni, finora la Cgil è «molto critica», l'Ugl apprezza l'iniziativa.

Il testo suggerisce una strada meno rigida rispetto ai contratti nazionali, consentendo al dipendente di svolgere la propria funzione attraverso una riformulazione oraria, e contando su agevolazioni che non vadano, però, a danneggiarne la posizione. Si parte dall'introduzione di regimi orari modulati su base semestrale o annuale, a fronte di impegni contrattuali per la conciliazione; per uomini e donne con un bambino che non abbia compiuto tre anni, poi, si apre alla possibilità di forme di flessibilità temporale in entrata e in uscita. Qualora, inoltre, nel periodo corrispondente ai primi cinque anni del figlio si manifestino «oggettive e rilevanti esigenze di cura», la soluzione indicata, transitoriamente, è la trasformazione del rapporto a tempo pieno in tempo parziale; invece, in alternativa ai congedi facoltativi, oppure a quelli parentali, si propone l'impiego, laddove possibile, del telelavoro.

Interessante anche lo sfruttamento dei permessi per accudire i propri cari: il dipendente può servirsi degli accantonamenti, sia facendoli confluire in forme di flessibilità individuale, sia nella banca delle ore (di cui viene sollecitata l'introduzione e l'utilizzo, soprattutto a beneficio di un padre e di una madre con prole al di sotto dei 24 mesi); in caso di documentata grave infermità del coniuge, o di un parente (al massimo di secondo grado), le linee guida ministeriali invitano a concordare con il datore di lavoro «diverse modalità di espletamento temporaneo dell'attività», anziché servirsi di giorni di permesso, o congedo.

In caso di malattia del figlio con meno di otto anni, al genitore viene accordata la facoltà di godere di permessi non retribuiti per assistere il bambino; viene stimolata la costituzione di asili nido aziendali/interaziendali, attivando servizi collettivi di trasporto da e per le strutture dell'infanzia pubbliche, così come si sollecita un impegno a trovare soluzioni («della durata massima di due settimane») per permettere alla madre e al padre di partecipare all'inserimento scolastico dei figli alla materna e al primo anno di elementari.

Altra chance proposta è l'erogazione al lavoratore di voucher per prestazioni occasionali di tipo accessorio per occuparsi della casa, o assistere un membro della famiglia. E, per la neomamma, c'è, nero su bianco, un vincolo essenziale: al rientro in azienda, le dovranno essere assegnate mansioni che non vanifichino le competenze acquisite.

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