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Fatturazione elettronica, lo standard Ubl è il meglio su piazza

del 15/02/2011
di: La Redazione
Fatturazione elettronica, lo standard Ubl è il meglio su piazza
Lo scorso 7 febbraio, dalle colonne di ItaliaOggi Sette, il presidente di AssoSoftware, l'associazione composta da provider di soluzioni It dedicate alla gestione e all'amministrazione delle pmi, ha affrontato il tema della fatturazione elettronica verso le Ppaa. Sembra infatti prossima l'emanazione del secondo decreto ministeriale col quale si completerà la definizione delle regole cui le imprese dovranno attenersi per formare e trasmettere le fatture alle pubbliche amministrazioni. Il presidente di AssoSoftware ha espresso il proprio disappunto sul fatto che gli Uffici legislativi avrebbero scelto di non adottare il formato di fattura progettato dalla stessa AssoSoftware e dall'Abi alcuni anni or sono, e promosso dal consorzio Cbi, ossia dal sistema bancario. Secondo il presidente AssoSoftware, il motivo di questa mancata scelta risiederebbe nell'opposizione di poche grandi imprese, che avrebbero utilizzato Confindustria per impedire che il formato Cbi diventasse quello di riferimento non solo per la fatturazione verso le Ppaa, ma anche per i rapporti tra imprese (o B2B). Trattandosi di un tema specialistico, solitamente poco frequentato e piuttosto complesso, prima di entrare nel merito degli argomenti e degli eventi citati dal presidente AssoSoftware, è bene fornire alcuni dati di fatto. Innanzitutto è necessario precisare il concetto di standard: si definisce «standard de jure» quello emanato da un organismo di normazione tecnica riconosciuto, mentre è considerato «standard de facto» quello che si afferma sul mercato per la diffusione d'uso. Mentre in passato si sono realizzati anche standard nazionali o settoriali di fatturazione elettronica, oggigiorno, per effetto della globalizzazione, è interesse preminente delle imprese utilizzare standard internazionali cross industry che abbiano già avuto applicazioni pratiche, in grado di garantire l'interoperabilità. Quello sviluppato da AssoSoftware/Cbi è un formato nazionale, messo a punto col sistema bancario, che riguarda il solo documento «fattura» e che non risulta utilizzato dalle imprese italiane in modo ampio e diffuso. Giova precisare che lo standard dei documenti elettronici non deve essere confuso col mero tracciato record. A questo elemento sintattico occorre associarne altri, come la semantica (il significato dei termini usati per i campi), la tipologia di relazione giuridica cui il documento pertiene, le liste dei codici disponibili su rete aperta cui fare riferimento per validare real time la congruenza delle informazioni, i «fogli di stile» da associare per visualizzare la fattura, la traduzione nella lingua del paese di destinazione se diversa da quella dell'impresa emittente, i differenti profili di firma elettronica. Si tratta di un complesso di norme tecniche che, per esprimere al massimo il loro potenziale, devono essere condivise su scala internazionale. L'Ubl (Universal Business Language, il solo tra quelli in sintassi Xml formalmente riconosciuto da Iec-Iso-Itu, i massimi organismi internazionali di standardizzazione) non è uno standard europeo, ma internazionale e consta di oltre 60 documenti che consentono di trattare interamente i cicli commerciali e amministrativo-finanziari, dai cataloghi dei prodotti alle riconciliazioni passando per la fattura, in una concatenazione integrata coerente, aperta a qualsiasi personalizzazione nazionale, settoriale o di normativa fiscale. L'Ue ha lanciato da alcuni anni il progetto Peppol per unificare i processi di e-procurement nelle Ppaa in tutti gli stati membri basandosi proprio su Ubl, utilizzato con successo anche nei progetti eBiz, FreightWise, Idabac/e-Prior, iSurf. Questi sono i veri motivi che hanno indotto Acmi, Aiti, Andaf (le tre associazioni professionali delle funzioni amministrativa/finanziaria/contabile che rappresentano oltre 2.300 manager), riunite nello Scic, a esprimersi a favore di questo standard, non, come detto nell'articolo di AssoSoftware. gli interessi particolari di poche grandi imprese. Quanto all'ipotizzata «litigiosità delle parti in ambito Cnel», agli incontri conoscitivi, organizzati dall'organismo di rilevanza costituzionale, hanno partecipato rappresentanti di tutti gli stakeholders (ma non Assosoftware) e c'è stato un aperto confronto tra due posizioni contrapposte: quella del Consorzio Cbi sponsorizzato dall'Abi, da una parte, e quella di tutti gli utilizzatori finali e di Assinform, dall'altra. Quanto poi ai riferimenti al «Final Report» sulla fatturazione elettronica della Commissione europea, esso è stato elaborato un Expert Group in cui le imprese utilizzatrici finali erano rappresentate solo da tre su trentuno componenti (gli altri erano espressione di banche e di fornitori di soluzioni e servizi); la più autorevole di esse che, rappresentava migliaia di imprese, ha dissentito in modo formale dal contenuto del rapporto, facendo venir meno il consensus. Quando il contenuto del Report è stato divulgato, ci sono state, anche in Italia, forti reazioni contrarie da parte degli utilizzatori finali, e non solo. Il citato Cii di Un/Cefact è raccomandato dalla Commissione europea come modello semantico dei dati, a cui dovrebbero conformarsi gli standard di messaggistica Xml ancorché‚ con sintassi diverse. Lo standard Ubl è assolutamente conforme a questo modello dati e, come già detto in precedenza, diversamente da altre sintassi Xml, copre l'intero ciclo dell'ordine. Il formato proprietario di AssoSoftware/Cbi non è invece allineato a detto data dictionary. Le due vicende dello Expert Group e del formato Cbi sono emblematiche di come non si debba più approcciare la definizione di uno standard. È tramontata l'era dei formati proprietari sviluppati dai fornitori di software e di servizi (la sell side) senza un paritetico coinvolgimento degli utilizzatori finali, con iniziative unilaterali volte a precostituire rendite di posizione, a scapito dei clienti. La Ue ha esattamente stabilito quali debbano essere le caratteristiche per gli standard Ict: apertura, disponibilità, consenso, libertà da diritti di proprietà intellettuale, proporzionalità efficacia e rilevanza, trasparenza, neutralità e stabilità, garanzia di manutenzione, qualità (cioè: soddisfazione degli utilizzatori finali). Che le p.a italiane, diversamente da quelle danesi, finlandesi, inglesi, o svedesi, scelgano di non usare l'Uble definiscano un formato ad hoc, utile alle loro specifiche esigenze, non genera di per sè‚ problemi di rilievo alle imprese. Per contro, l'imposizione via decreto ministeriale di un formato proprietario nazionale (come si configura in tutta evidenza quello realizzato da AssoSoftware/Cbi) che punti a divenire il riferimento nei rapporti B2B, contrasterebbe con gli interessi legittimamente e formalmente espressi dagli utilizzatori finali. E sarebbe del tutto naturale attendersi che i fornitori adeguino la propria offerta al mercato, anziché tentare di imporre soluzioni che le disattendono.

Vito Umberto Vavalli,

Presidente SCIC - Steering Committee Interassociativo

ACMI-AITI-ANDAF

«Corporate Payments

& Financial Supply Chain»

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