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Etichettatura, è scontro Italia-Ue

del 04/02/2011
di: di Luigi Chiarello
Etichettatura, è scontro Italia-Ue
La Commissione europea bacchetta l'Italia sulla legge per l'etichettatura d'origine degli alimenti. Una lettera firmata il 25 gennaio scorso dai commissari europei alla salute e all'agricoltura, John Dalli e Dacian Ciolos, e inviata al ministro delle politiche agricole italiano, Giancarlo Galan, definisce «inopportuna» la norma italiana varata il 18 gennaio. Non solo. Bruxelles chiede all'Italia di «soprassedere», almeno fino a quando non sarà adottato un regolamento a livello comunitario. La missiva della Commissione conferma quanto rilevato da ItaliaOggi (il 19 gennaio 2011), all'indomani dell'approvazione della legge in parlamento. E cioè che la competenza in materia di etichettatura d'origine degli alimenti è in capo all'Unione europea. Anche perché un vincolo generalizzato di etichettatura, seppur declinato per filiera produttiva (come prevede la legge italiana, che rimanda a decreti attuativi), rischia di violare le regole europee sulla concorrenza, sancite nel trattato Ce. Sta di fatto, che l'Italia ha deciso di far da se, incurante del fatto che l'Europa sta già lavorando a un nuovo provvedimento in materia. Che potrebbe entrare in vigore entro il 2013/14, dopo l'iter europarlamentare. Si tratta del regolamento sulle informazioni alimentari ai consumatori (COM (2010) 738), previsto per il prossimo 14 febbraio al vaglio del consiglio dei ministri europei della salute, per il via libera in prima lettura. Già in seduta informale, il consiglio Ue aveva parzialmente bocciato un emendamento voluto dall'Europarlamento (e approvato il 6 luglio 2010), che puntava a rendere trasparente in etichetta l'origine dei prodotti agricoli freschi e dei trasformati mono-ingrediente. Accogliendo la proposta per il solo «fresco». Ora la proposta tornerà sul tavolo dei ministri della salute. Ed è li che l'Italia dovrebbe far sentire la propria voce, per tutelare i propri interessi in tema di etichettatura d'origine. Del resto, a dirlo è la stessa lettera inviata a Galan. Con essa, i commissari Dalli e Ciolos ricordano al ministro «l'accordo politico raggiunto in Consiglio europeo, il 7 dicembre 2010, che prevede l'etichettatura obbligatoria di origine per le carni di suini (maiale), ovini, caprini e pollame». Di più. Nella missiva si legge che «lo stesso accordo include la richiesta alla Commissione europea di esaminare la sua eventuale estensione ad altri alimenti, compresi il latte e singoli ingredienti di prodotti alimentari». Ma è sul finale che la lettera Ue affronta di petto i rapporti con l'Italia. Lì si legge: «fatte salve le valutazioni sulla compatibilità della normativa italiana, riteniamo che l'adozione, in questo momento, della legislazione nazionale è per lo meno inopportuna e aggiunge ulteriore complessità e tensione ai prossimi negoziati su tale controversa questione». Quindi, la stoccata ironica: «Si invitano le istituzioni italiane a fornire alla Commissione il testo della normativa adottata al fine di consentire il pieno apprezzamento di questa misura». L'invito è raccolto da Galan, che risponde subito: «trasmetteremo la legge alla Commissione Ue non appena sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale». Sull'eventuale conflitto di competenze, invece, il ministro dice: «confermo la piena sintonia con gli orientamenti comunitari, tant'è vero che, come più volte richiesto dalla Commissione, invieremo alla stessa i decreti attuativi, prodotto per prodotto». Di prospettiva il commento del presidente della Commissione agricoltura all'Europarlamento, Paolo De Castro; «la legge italiana», dice, «è un fatto positivo perché spinge il governo a sostenere in consiglio salute la norma votata dall'Europarlamento il sei luglio». Un'idea, che non convince il sottosegretario di stato alla salute, Francesca Martini, che avverte: «È mia intenzione agire sui Parlamentari europei italiani affinché, durante il riesame del Regolamento europeo sulle informazioni ai consumatori, si facciano portavoce nel prevedere l'estensione dell'etichettatura di origine, non solo alle carni, ma anche a latte e lattiero-caseari, come sancito dal provvedimento italiano». Poi, l'annuncio: «Manteniamo, quindi, la posizione assunta a Bruxelles in occasione del Consiglio dei ministri del 7 dicembre scorso, nel quale l'Italia si è opposta alla proposta della Commissione che non permetteva al consumatore di fare scelte responsabili circa l'origine dei prodotti. Andremo avanti».
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