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Casse senza corsia preferenziale

del 02/02/2011
di: di Ignazio Marino Ha collaborato Simona D'Alessio
Casse senza corsia preferenziale
Una giornata da dimenticare per le casse di previdenza. Le commissioni affari costituzionali e bilancio del Senato hanno ritenuto inammissibili i due emendamenti al milleproroghe (A.S. 2518) contenenti la possibilità di innalzare il contributo integrativo sulle prestazioni professionali dal 2 al 5% e la sanatoria sui contributi previdenziali rivendicati dall'Inps ai professionisti pensionati che non li hanno versati. Un'inammissibilità che, comunque, era già nell'aria sin dalle prime ore del pomeriggio di ieri. Gilberto Pichetto Fratin, relatore di maggioranza in commissione bilancio del senato, rispondendo ad alcuni giornalisti prima dell'inizio dei lavori, ha infatti subito annunciato che «ciò che non era proroga difficilmente sarebbe rimasto». Intorno alle 17, poi, la conferma. Entrambi i correttivi (2.0.225 e 2.0.226) erano stati proposti da Maurizio Castro (Pdl) e caldeggiati direttamente dal ministro del lavoro Maurizio Sacconi che più di una volta pubblicamente ha annunciato la volontà di tentare la strada della corsia preferenziale per dei provvedimenti attesi ormai da tempo dagli iscritti agli ordini professionali. Vediamo meglio quali sarebbero state le novità. Con il primo emendamento si proponeva di modificare l'articolo 8 del dlgs 103/96, la legge istitutiva degli enti di nuova generazione (periti industriali, dottori agronomi e dottori forestali, chimici, geologi, attuari, biologi, infermieri), dando la possibilità, previa delibera approvata dai ministeri vigilanti, di innalzare l'aliquota del contributo integrativo fino al 5% (attualmente è al 2%). La finalità del provvedimento era essenzialmente quella di migliorare le prestazioni per coloro che smetteranno di lavorare fra qualche anno. Dato che gli enti interessati da questa misura scontano il prezzo di essere nati (oppure passati successivamente come nel caso dei commercialisti) con il poco generoso sistema di calcolo delle pensioni contributivo (in quanto a fine carriera l'assegno sarà commisurato a quanto realmente versato e non alla media dei redditi prodotti negli ultimi anni come per i sistemi retributivi). L'emendamento, sponsorizzato dal ministro Sacconi, nasceva per velocizzare l'iter di una riforma (nota come Lo Presti dal nome del suo primo firmatario) che ultimamente ha subito un rallentamento nonostante l'approvazione unanime della camera a maggio del 2010. L'Atto Senato 2177, infatti, giace in commissione lavoro di Palazzo Madama ormai da mesi. E solo recentemente ha ripreso l'iter con l'ipotesi di una sede deliberante (senza il passaggio in Aula, quindi) a patto che la Commissione bilancio si esprima con un parere non ostativo. Parere che sarebbe dovuto arrivare ieri e per il quale è stata nominata una sottocommissione. L'altro emendamento tocca una questione altrettanto delicata: i contributi non versati da parte dei professionisti che dopo il pensionamento hanno continuato a svolgere attività libero-professionale senza però versare nulla alle proprie gestioni previdenziali e che si sono visti recapitare l'avviso bonario dell'Inps. È una vicenda che nasce nel 2009 e riguarda almeno 16 mila professionisti. I quali possono archiviare per il momento l'ipotesi di una sanatoria come quella proposta dal senatore Castro.

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