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Piccola proprietà rurale, agevolazioni retroattive

del 01/02/2011
di: di Debora Alberici
Piccola proprietà rurale, agevolazioni retroattive
Le agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina sono retroattive anche nel caso in cui negli ultimi dieci anni prima della riforma del 2001 si sia verificato sia l'acquisto che la cessione del terreno.

Lo hanno stabilito le Sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 2060 del 28 gennaio 2011, hanno respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, risolvendo un contrasto di giurisprudenza.

In particolare il Collegio esteso ha motivato la decisione affermando che «il legislatore, ha esteso gli effetti della nuova disciplina anche agli atti di acquisto posti in essere in data antecedente di almeno cinque anni la data della sua entrata in vigore. Naturalmente, gli effetti retroattivi non incidono sulle fattispecie esaurite, devono però intendersi tali non tutte quelle in relazione alle quali l'amministrazione finanziaria abbia contestato l'esistenza di una causa di decadenza, ma soltanto quelle in cui il contribuente non abbia impugnato il relativo atto impositivo». In altri termini, gli effetti dell'abbreviazione del periodo necessario per consolidare i benefici fiscali si estendono retroattivamente a tutti gli atti di acquisto posti in essere prima del 30 giugno 2001, «anche se sia intervenuta una causa di decadenza infradecennale, a condizione però che l'atto di imposizione, con il quale sia stata contestata la decadenza dai benefici non fosse ancora divenuto definitivo». Nel caso sottoposto all'esame della Corte il contribuente ha impugnato tempestivamente l'avviso di liquidazione invocando lo jus superveniens in una fattispecie non ancora definita. «La tesi contrapposta, secondo la quale deve considerarsi impermeabile alla nuova disciplina l'ipotesi in cui sotto la vigenza del precedente vincolo decennale si siano verificati entrambi i fatti giuridici, dell'acquisto e della cessione, è priva di qualsiasi aggancio alla lettera delle legge in esame». Insomma secondo il Massimo consesso di Piazza Cavour l'unico limite che si può ricavare dal sistema oggi in vigore riguarda non il fatto che nel decennio si sia verificata una causa di decadenza, ma che sulla base di tale causa sia stato notificato un atto impositivo e che questo non sia stato impugnato, con conseguente definitiva perdita della agevolazione. Da ciò deriva che, si legge poco più avanti, «la fattispecie in esame è fuori di tale ipotesi e quindi beneficia dell'abbreviazione del termine».

Ma non basta. È bene chiarire, ha poi sostenuto il Collegio esteso che l'unico limite cronologico imposto dal legislatore, nel prevedere l'efficacia retroattiva delle nuove disposizioni, «non inficia in alcun modo la conclusione raggiunta». Infatti, l'articolo 11 del dlgs 228/2001, «estende l'applicazione della legge agli atti antecedenti di almeno cinque anni rispetto alla data di entrata in vigore della legge stessa». Si tratta, in sostanza, di un limite soltanto apparente:

- «per gli atti di acquisto posti in essere da meno di cinque anni alla data di entrata in vigore della riforma, il termine ridotto dei cinque anni maturava necessariamente dopo l'entrata in vigore della nuova legge, che pertanto andava comunque applicata». Per questo il legislatore ha precisato che l'efficacia retroattiva riguarda gli atti posti in essere da almeno cinque anni, senza ulteriori limiti o condizioni. Dunque, la tesi sostenuta dall'Agenzia delle entrate negli atti depositati al Palazzaccio, secondo la quale per gli acquisti stipulati prima del 30 giugno 1996, i benefici fiscali non competono se la cessione è avvenuta prima della maturazione del decennio, previsto dalla vecchia normativa, non trova alcun aggancio nella lettera della legge, assolutamente chiara ed inequivocabile.

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