Consulenza o Preventivo Gratuito

Non è reato definire l'amministratore latitante

del 01/02/2011
di: Debora Alberici
Non è reato definire l'amministratore latitante
Non commette reato il condomino che rivolge pubblicamente critiche aspre all'amministratore inadempiente, definendolo “latitante”.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 3372 del 31 gennaio 2011, ha confermato l'assoluzione in favore di una donna di Cagliari che aveva affisso nell'androne un cartello contenente durissime critiche all'amministratore, definito come latitante sui doveri del suo ufficio e invece sempre pronto a riscuotere. La signora aveva scritto una vera e propria lettera di protesta, denunciando l'assenza del professionista quando si trattava di realizzare i servizi nel palazzo e la sua presenza quando si trattava di riscuotere.

Chiedeva inoltre la sostituzione dell'amministratore «latitante» e incompetente. Per questo era scattata nei suoi confronti una denuncia per ingiuria e diffamazione.

Ma in primo grado lo donna era stata assolta. Contro questa decisione l'amministratore ha presentato ricorso in Cassazione puntando sul fatto che il cartello era stato affisso per le scale e quindi in un luogo al quale potevano accedere tanto i condomini quanto i terzi. La quinta sezione penale lo ha respinto ritenendo operante in questo caso la scriminante del diritto di critica. In questa brevi ma interessanti motivazioni i giudici con l'Ermellino hanno inoltre fatto il punto sulle differenze fra il diritto di cronaca e quello di critica, disegnando in quest'ultimo caso, un campo di applicazione più ampio.

“Il diritto di critica si differenzia da quello di cronaca», si legge in sentenza, «essenzialmente in quanto il primo non si concretizza, come l'altro, nella narrazione dei fatti, bensì nell'espressione di un giudizio o, più genericamente, di un'opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non può che essere fondata su un'interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e comportamenti». E poi, hanno precisato i giudici, le espressioni usate dalla 29enne sarda non hanno mai «determinato un'aggressione gratuita alla sfera morale dell'amministratore» ma «una censura soltanto alle attività non svolte». In questo contesto la parola «latitante» è stata quindi usata in un'accezione «corrente» e cioè di qualcuno che evita di farsi vedere onde non ottemperare i suoi doveri e compiti per i quali viene pagato. E cioè «proprio quelle omissioni che la donna criticamente riscontrava e denunciava nell'operato professionale» dell'amministratore.

vota