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Sono Amministratore Unico, nonché socio di una S.R.L. Se il compenso mi venisse pagato in parte nell’anno successivo come deve essere dichiarato da me ed è deducibile dalla società? Tale compenso è soggetto a controllo di congruità/deducibilità?

del 19/03/2012

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A) L’articolo 95, comma 5, del Tuir prevede che il compenso agli amministratori sia deducibile con il criterio di cassa e non secondo l’usuale criterio della competenza che si applica al reddito d’impresa. La società deduce tale compenso pagato all’amministratore nell’anno di delibera se il pagamento allo stesso avviene entro e non oltre il 12 gennaio dell’anno successivo in quanto, come per i dipendenti, si applica il criterio di “cassa allargato”. All’amministratore verrà rilasciato un modello Cud entro la fine del mese di febbraio dell’anno successivo, contenente i compensi percepiti nell’anno precedente e fino al 12 gennaio dell’anno di emissione del Cud. Tale importo verrà dichiarato dall’Amministratore nella sua dichiarazione se dovrà dichiarare altri redditi. Si precisa che tale criterio di “cassa allargata” si applica nel caso in cui l’amministratore sia retribuito con emissione di “cedolino” e quindi non sia titolare di partita Iva. Diversamente il compenso sarebbe deducibile dalla società con il criterio della “cassa pura”, quindi solo se l’erogazione è avvenuta entro il 31 dicembre dell’anno.
B) In merito al controverso e dibattuto problema della congruità del compenso, la recente sentenza della Cassazione n. 24597 del 10.12.2010 ha segnato un punto a favore del contribuente stabilendo, tra gli altri, i seguenti due importanti principi:
1) eliminazione del riferimento a un limite al compenso in quanto vi è la mancanza nella nuova disposizione di riferimenti a tabelle o ad altre indicazioni vincolanti contenenti limiti massimi di spesa, quindi si può affermare che nell’attuale sistema la spettanza e la deducibilità dei compensi agli amministratori è determinata dal consenso che si forma tra le parti o in sede di assemblea della società. Tale limite era presente nel testo del Tuir nella precedente versione dell’articolo 59 del decreto del Presidente della Repubblica n. 597/1973). L’assenza di riferimenti ad alcun limite nella vigente normativa (articolo 62 del Tuir al comma 3 ante modifiche apportate dal decreto legislativo 344/2003), ha totalmente liberalizzato il concetto di limite di spettanza ai fini della deducibilità del compenso da parte della società, senza che all’Amministrazione finanziaria sia riconosciuto un potere specifico di valutazione di congruità. Sul punto vedi anche articoli 2364 e 2389 codice civile;
2) esclusione, nella normalità dei casi, di qualsiasi intento fraudolento presunto dall’Erario in quanto da molti anni il carico fiscale e contributivo Inps gravante sull’Amministratore per il compenso percepito è assai più gravoso del vantaggio derivante alla società dalla deducibilità della sua corresponsione (che oltretutto non è neppure deducibile ai fini Irap). Su tale argomento, comunque nel passato ci sono state contrastanti decisioni della Cassazione a volte favorevoli al contribuente ed altre avverse. Tale recente sentenza, in controtendenza con le precedenti pronunce, segna una svolta importante e si spera abbia fatto chiarezza in modo definitivo sulla deduzione del compenso all’amministratore di società.
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