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La grande mistificazione

del 29/02/2012

La grande mistificazione
Una valanga di fango si sta abbattendo sui professionisti italiani e rischia di travolgerli.
Si tratta di menzogne, insinuazioni, mezze verità e travisamenti che, martellati in continuazione dai più importanti mezzi di comunicazione, alla fine si sono sedimentati nell’opinione pubblica e hanno creato il terreno propizio per riforme legislative che potrebbero avere conseguenze devastanti.
I professionisti vengono rappresentati come una casta di privilegiati, un freno allo sviluppo economico. Un retaggio di corporazioni medioevali che non avrebbero più senso in una società sempre più aperta e competitiva. Da qui l’esigenza delle liberalizzazioni, proposta come ricetta salvifica per il paese, per i giovani, per i consumatori.
È incredibile di quante falsificazioni venga nutrita quotidianamente l’opinione pubblica e quanto tutto ciò alla fine risulti efficace. Banali mistificazioni, funzionali a interessi ben precisi di Confindustria, che vuole spianarsi la strada per la conquista del mercato dei servizi professionali, vengono camuffate da ricette all’ultimo grido per la crescita del paese.
Per cercare di porre un argine a questa ondata che rischia di travolgerli, i professionisti stanno organizzando la giornata del professional day. Il primo marzo una teleconferenza (trasmessa in diretta da ClassCnbc, sul canale 507 di Sky, e dal sito www.italiaoggi.it) riunirà virtualmente 150 assemblee sparse su tutto il territorio nazionale. Le professioni ordinistiche proveranno a fare fronte comune, a spiegare le loro ragioni, ad uscire dall’angolo nel quale stanno per essere schiacciate dall’aggressione mediatica e politica degli ultimi mesi.
La sconfitta delle professioni sarebbe un brutto colpo per il paese. A gioire sarebbe solo il vecchio mondo dei poteri forti, Confindustria e sindacati in testa, quelli che hanno governato di fatto negli ultimi 50 anni e pur avendo una legittimazione sempre più usurata, pretendono di continuare a farlo. Sono gli stessi che hanno creato la montagna di debito pubblico che sta schiacciando il paese, quelli che hanno permesso la creazione di una pubblica amministrazione elefantiaca e inefficiente, che hanno sempre privatizzato gli utili e pubblicizzato le perdite. E adesso vogliono le liberalizzazioni (degli altri).
In realtà le professioni sono la parte più sana e vitale del paese. L’unica in grado di surrogare le incapacità e le lentezze della pubblica amministrazione. Bisogna ringraziare la dedizione quotidiana di due milioni di professionisti se il paese non è ai livelli dei paesi del socialismo reale, non certo i lobbisti di Confindustria e i loro scherani. E allora è forse giunto il momento di uno scatto d’orgoglio, di dire chiaro che non c’è nessuna riforma possibile della pubblica amministrazione se non nel segno della sussidiarietà. Che significa snellire gli apparati e gli uffici pubblici (quindi anche le clientele e le inefficienze) e aumentare il ruolo di certificazione e di supporto delle professioni. Avvocati, commercialisti, periti industriali, architetti già svolgono un ruolo di surroga essenziale in molti campi. L’unica riforma utile al paese è quella che allarga queste competenze e queste funzioni. Più professionisti, meno burocrati. Sarebbe una vera inversione di rotta nel segno della responsabilizzazione, dell’efficienza, del contenimento dei costi. In realtà, una strada obbligata per un paese che ha perso il suo modello di sviluppo e sembra avere di fronte solo un vicolo cieco.

Marino Longoni
da Italia Oggi, lunedì 27 febbraio 2012
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