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Le novità per il condominio

del 04/10/2011

Le novità per il condominio

Trasformazione del giardino condominiale in parcheggio

Interessante decisione della Cassazione (n. 15319 del 12 luglio 2011) in tema di trasformazione o diverso utilizzo di una parte comune.
Un condomino impugnava la delibera che consentiva l’utilizzo di parte del giardino condominiale per la creazione di alcuni posti auto, a sostegno del proprio ricorso egli sosteneva che in tal modo si sarebbe alterata la destinazione del bene comune, e pregiudicato il decoro architettonico. La Suprema Corte respingeva il ricorso affermando che, affinché possa dirsi che una innovazione determini una alterazione del decoro architettonico, questa deve causare un pregiudizio economico all’intero fabbricato o a parti di esso. Nel caso specifico la parte del giardino interessata dalla modifica era di modesta estensione rispetto alla superficie complessiva ed era da escludersi che causasse un apprezzabile deterioramento del decoro architettonico, ma anzi con il mantenimento di una ampia area dedicata a giardino e la realizzazione di un parcheggio si sarebbe valorizzato immobile e ciò anche nel caso concreto caratterizzato dal fatto che il condominio già era dotato di box condominiali e di agevole possibilità di parcheggio sulla pubblica via.
La Cassazione ha anche precisato che la creazione di un parcheggio non avrebbe causato alcuna menomazione nel godimento o uso del bene comune tale da renderlo inservibile anche per un solo condomino, così come previsto dall’articolo 1120, secondo comma, codice civile. Il Supremo Collegio ha poi confermato la propria giurisprudenza costante secondo cui la delibera di destinazione a parcheggio di una area che sia diretta a regolare le modalità d’uso del bene comune, purché non vada a menomare i diritti di altri condomini, concreta un migliore o diverso godimento a beneficio di tutti i condomini e può pertanto essere presa con la maggioranza prevista dall’art. 1120, quinto comma, cod. civ. ossia maggioranza dei partecipanti al condominio che rappresenti almeno i due terzi del valore dell’edificio (Cassazione Civile 29 dicembre 2004 n. 24146).

Distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato

Il distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato in un condominio soggiace ad alcuni limiti.
La Corte di Cassazione è stata investita di un caso in cui un condomino aveva impugnato la delibera che gli aveva negato la autorizzazione a staccarsi dell’impianto centralizzato, i primi due gradi di giudizio avevano avuto esito negativo in applicazione del principio secondo cui colui che si distacca deve dimostrare che il proprio operato non determini aggravi di spesa per coloro che fruiscono ancora dell’impianto centralizzato e nel contempo non si determinino squilibri termici che inficino l’erogazione del riscaldamento centralizzato, cosi che dal distacco derivi una proporzionale diminuzione delle spese di esercizio dell’impianto. Nel caso concreto l’appartamento che si sarebbe dovuto staccare era situato al primo piano e, pertanto, era confinante in ogni direzione con altre unità che, secondo la sentenza di rigetto, avrebbero immediatamente percepito l’interruzione del riscaldamento e avrebbero potuto porre rimedio esclusivamente potenziando i propri caloriferi.
La Suprema Corte ha cassato l’impugnata sentenza in ragione del fatto che l’applicazione del citato principio comporterebbe sempre l’impossibilità di staccarsi dall’impianto centralizzato sol che si pensi che in qualunque condominio un appartamento confina con altri appartamenti inoltre nel corso del giudizio di merito era stato dimostrato che il distacco fosse irrilevante quanto all’aggravio di costi, tra l’altro la stessa situazione delineata dalla sentenza impugnata si verificherebbe in ogni caso qualora il condomino pur rimanendo collegato al riscaldamento centralizzato chiudesse i propri radiatori.

Avv. Simone Scelsa
ACCMS Studio Legale

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