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Ricostruzione delle traiettorie: un caso reale

del 31/01/2011

Ricostruzione delle traiettorie: un caso reale

Qualche anno fa, in una provincia calabrese avveniva un efferato omicidio in cui due soggetti all’interno di un’autovettura venivano crivellati di colpi di arma da fuoco. Sulla scena del crimine venivano rinvenuti numerosi bossoli e proiettili. I primi esami comparativi effettuati su questi reperti permettevano di stabilire che il “commando” aveva a disposizione almeno cinque armi tra cui pistole, fucili da caccia e un fucile d’assalto.
Il giorno stesso dell’omicidio ad un centinaio di chilometri di distanza, un pregiudicato si presentava presso una struttura sanitaria con ferite di arma da fuoco alla schiena. Questi, interrogato dagli inquirenti, dichiarava di essere stato aggredito a poca distanza da lì mentre viaggiava all’interno della propria autovettura. La testimonianza non era risultata convincente. Infatti la traiettoria dei proiettile sull’autovettura dell’aggredito era al massimo compatibile con ferite alle gambe e in nessun modo con quelle effettivamente subite alla regione lombare.
Successive attività di indagine portavano invece a supporre che tale soggetto fosse stato presente al duplice omicidio e che in quella occasione avesse riportato tali ferite. L’ipotesi investigativa era piuttosto consistente, ma necessitava di essere suffragata da prove tecniche. Tuttavia l’accurato esame dell’autovettura non metteva in evidenza tracce di sangue che potevano essere attribuite ad altri soggetti diversi dalle vittime
L’A.G. decideva pertanto di effettuare un esame balistico per ricostruire le traiettorie dei colpi di arma da fuoco che nel corso del duplice omicidio avevano raggiunto l’autovettura in particolare per valutare se esse fossero compatibili con le ferite subite dal soggetto che invece aveva dichiarato di essere stato aggredito altrove.
L’attività tecnica di ricostruzione era di particolare complessità in quanto l’autovettura presentava esternamente oltre un centinaio di fori prodotti dai proiettili e rosate di pallettoni. Tra tutte le traiettorie individuate, una presentava in particolare delle caratteristiche singolari. Uno dei proiettili di piccolo calibro sparati dal fucile d’assalto aveva colpito il parafango posteriore, penetrando all’interno del portabagagli. Nell’impatto con la carrozzeria il proiettile si era frammentato e tre parti di esso avevano raggiunto il retro del sedile posteriore oltrepassandolo. Nell’abitacolo dell’autovettura però non vi era traccia di dove questi frammenti avessero terminato la loro corsa. Il sospetto che qualcuno fosse seduto sul sedile posteriore e che fosse stato raggiunto dai frammenti del proiettile prendeva una certa consistenza.
A questo punto non rimaneva che effettuare un confronto morfologico e dimensionale della “rosata” prodotta dai frammenti sul sedile con le ferite presenti sul soggetto che si sospettava essere presente al momento del duplice omicidio. Il risultato fu sorprendente. L’esame balistico permise di stabilire che il ferimento alla regione lombare del soggetto sospettato era compatibile con la traiettoria del proiettile che aveva interessato il sedile posteriore dell’autovettura in cui erano stati rinvenuti i due cadaveri.

Dott. Emanuele Paniz - testo ricavato dall’opera dal contributo dell’Autore all’opera “Scienze Forensi – Teoria e prassi dell’investigazione scientifica” di Massimo Picozzi e Alberto Intini - UTET (2009)
www.periziabalistica.it

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