Consulenza o Preventivo Gratuito

Confidente della polizia non assimilabile al collaboratore di giustizia

del 03/01/2011

Confidente della polizia non assimilabile al collaboratore di giustizia

Dal punto di vista giuridico l’ex confidente della polizia non può essere assimilato al pentito. Lo stabilisce la sentenza n. 45593/2010 della Cassazione, con implicito riferimento ai benefici del trattamento penitenziario, respingendo il ricorso di un ex confidente della polizia che aveva richiesto un trattamento premio ai sensi dell’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario, come se fosse un pentito, un collaboratore della giustizia. Secondo la corte il trattamento favorevole non si può porre in essere se l’attività di “confidente” rimane limitata nell’ambito dell’attività della polizia e non viene inserita in nessun contenitore giudiziario, inoltre “la collaborazione che il ricorrente assume essere stata da lui prestata, non si riferisce alla condanna che egli sta scontando, in relazione alla quale aveva bisogno del permesso premio. Per tale condanna, invero, è altrettanto pacifico che nessuna attività di collaborazione è stata prestata del’uomo
In ogni caso “il sistema riconosce solo la collaborazione prestata in ambito processuale, versta in atti ed utilizzata ai fini probatori, risultando – sotto vari aspetti e per plurime ragioni – non riconoscibile, ai fini in parole, l’eventuale o extra processuale, e non confluita in alcun contenitore giudiziario. Si tratta invero, in tal caso, di mera confidenza che, per quanto ampia e veridica, nonché sperabilmente fruttuosa, è destinata per legge a rimanere segreta e sulla quale non sarebbe dunque possibile la necessaria verifica nel dovuto contraddittorio delle parti. Ciò è tanto vero che la nota del Capo della Polizia, sulla quale il ricorrente fonda la sua richiesta, è all’evidenza – assolutamente generica, tanto da non poter essere comunque valutata ai fini dedotti, mancando del tutto di specificare si i termini del contributo del – sia le indagini cui si riferisce, sia gli esiti concreti (arresti, perquisizioni, sequestri)cui avrebbe portato Genericità imposta, in definitiva, dalla sua stessa natura di confidenza., è ben evidente, pertanto, che non sarebbe ragionevole la chiesta estensione interpretativa che andrebbe ingresso all’accettazione di affermazioni non verificate nel processo di cognizione e non verificabili neppure in sede di procedimenti di sorveglianza stante la loro natura confidenza. È ben evidente, pertanto, che non sarebbe ragionevole la chiesta estensione interpretativa che darebbe ingresso all’accettazione di affermazioni non verificate nel processo di cognizione e non verificabili neppure in sede di procedimento ed autoreferenzialità. Ciò posto è anche evidente che correttamente no è stata avviata alcuna attività istruttoria di approfondimento conoscitivo. Né può dedursi – come prospetta il ricorrente – irragionevole disparità di trattamento, attesa la radicale diversità di situazioni”.

a cura della Redazione

vota  
Con l'inserimento dei miei dati dichiaro di aver preso visione ed accettato il Trattamento dei Dati
SULLO STESSO ARGOMENTO
La quantificazione del tasso alcolico

del 19/07/2010

Tribunale di Monza 17-07-2008 Giudice Monocratico Barbara - ART. 186 C.D.S. Poiché oggi la quantific...

Guida in stato di ebbrezza: co-proprietà

del 27/07/2010

Sequestro dell’auto per guida in stato di ebbrezza anche se vi sono due proprietari. Questa la dec...

Differimento della pena per il malato

del 13/09/2010

"Il giudice investito della delibazione della domanda per l'applicazione dell'art. 147 c.p. deve ten...