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Progettazione: nuove procedure del mestiere - cambiamenti veri e falsi

del 29/11/2010

Progettazione: nuove procedure del mestiere - cambiamenti veri e falsi

In Italia è ancora all’architetto o all’ingegnere cui si fa riferimento per i ruoli di coordinatore di progetto, mentre competenze e responsabilità sempre più specifiche richiederebbero l’ingresso in gioco di un project manager. Questa nuova - almeno per l’Italia - figura professionale consentirebbe un più agevole e fluido funzionamento della macchina edilizia, ruotando intorno ad essa le competenze necessarie: architetti (progettisti, computisti, direttori dei lavori eccetera), ingegneri (strutturali, impiantisti eccetera), esperti di diritto urbanistico, imprese (con le varie figure espresse quali direttore di cantiere, esperti di computazione eccetera). Questo significa strutturare in modo diverso anche gli studi professionali. Che fine dunque faranno il professionista e la professione all’interno di queste nuove logiche?

L’Italia è certamente indietro rispetto al panorama internazionale, dove le logiche di organizzazione degli studi si stanno sempre più avviando verso strutture di tipo aziendale, centri di servizi, con ruoli e gerarchie ben definite. La pratica di cantiere, in questo momento, è in una fase di trapasso tra il vecchio sistema e questo modello più organizzato: ma questa evoluzione riguarda solo le grandi opere o qualche commessa pubblica. Devono essere ricuciti i rapporti fra scuola, professione e imprese, fra una teoria troppo spesso chiusa all’interno di logiche élitarie e una pratica ormai sempre più costretta a rimettersi alle esigenze del mercato più cinico, in cui la ricerca della qualità non è l’obiettivo principale.
E’ urgente fare una riflessione anche su project management e le costituende società di general contracting, spesso associate a società di ingegneria. Il general contractor è la persona giuridica che si assume le funzioni di progettista (con possibilità di servirsi di strutture professionali esterne in outsourcing come nel caso dei concorsi appalto), costruttore ed in parte - se necessario o richiesto - di finanziatore dell’opera da realizzare: in questo caso si assume di conseguenza la responsabilità economica. Il contraente generale si fa in particolare carico del rischio economico dell’opera, impegnandosi a fornire “l’opera chiavi in mano” a prezzi, termini di consegna e qualità predeterminati contrattualmente. La denominazione di società di ingegneria e di general contracting descrive quelle realtà operative (di origine anglossassone) che si occupano della fattibilità, della progettazione e della realizzazione di opere complesse, associando all’ingegneria tradizionale una pluralità di prestazioni correlate (come ad esempio studi di mercato e sociologici, prestazioni di servizi di ingegneria finanziaria, attività di consulenza, di programmazione e controllo del progetto, organizzazione di cantieri e direzione dei lavori, valutazione del possibile impatto ambientale dei lavori eccetera), tutte a vantaggio spesso non solo del cliente-utente finale, ma a volte anche della stessa collettività.
La svolta nella direzione di una ratifica istituzionale di queste nuove figure costituirebbe un vero e proprio avanzamento culturale del panorama italiano, soprattutto se vogliamo che il volano delle opere pubbliche possa tornare ad essere uno strumento di crescita del Paese. La gestione e l’organizzazione dei processi - seppure l’Italia abbia sempre accusato una sorta di orticaria verso la programmazione del futuro - è un passo fondamentale perché si possano realizzare nuove architetture, e magari senza quell’aria di esterofilia che attraversa attualmente l’Italia alla ricerca delle archistars di turno.

di Alessandro Bianchi
Abad Architetti Srl - Milano

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