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P.a., web sdoganato

del 26/11/2010

P.a., web sdoganato

La Cassazione sdogana la navigazione in internet negli uffici pubblici che hanno contratti prepagati. Il dipendente pubblico che usa il cellulare di lavoro per mandare sms o fare chiamate private e naviga su internet dal pc dell'ufficio per ragioni personali non risponde di peculato, se il danno provocato all'amministrazione è di scarsa entità.
È quanto sancito dalla Suprema corte che, con la sentenza 41709 del 25 novembre 2010, ha respinto il ricorso della procura di Torino contro la sentenza di non luogo a procedere emessa dal Gip nei confronti di un dipendente comunale accusato di peculato e abuso d'ufficio. L'uomo aveva usato il telefono cellulare datogli in dotazione dall'ente locale per chiamare i suoi amici e familiari, per un totale di 25 ore a un costo di 75 euro. Il dipendente inoltre aveva usato il computer dell'ufficio navigando su internet per ragioni personali. Il danno all'amministrazione era ridottissimo nel caso del telefono, e nullo per quel che riguardava la navigazione su internet, dal momento che il comune pagava un canone fisso mensile di abbonamento per la connessione. La Cassazione ha quindi confermato il proscioglimento da ogni accusa, ricordando che “non integra il reato di peculato l'utilizzo da parte del pubblico ufficiale dei telefoni di cui ha la disponibilità per ragioni di ufficio per comunicazioni di carattere privato o l'uso del pc collegato alla rete internet per ragioni personali qualora i danni al patrimonio della pubblica amministrazione siano di scarsa entità o nulli, finendo per essere irrilevanti, rilevandosi le condotte inoffensive del bene giuridico tutelato”. Non solo, i giudici pur affermando che la giurisprudenza della Corte sull'argomento “ha giudicato in modo differente è vero che le diversità sono dovute essenzialmente alla diversa misura di tale utilizzazioni” e tutte le sentenze pronunciate “sono concordi nel ritenere che danni al patrimonio della pubblica amministrazione di scarsa entità finiscono per essere irrilevanti per rivelarsi le condotte inoffensive del bene giuridico tutelato”. Sul fronte internet, poi, la sesta sezione penale ha inoltre chiarito che, dato l'abbonamento che il Comune aveva stipulato con la Telecom, “nessun danno è stato cagionato alla pubblica amministrazione”. infatti, ha poi aggiunto il Collegio di legittimità, “ravvisabile un concreto incremento patrimoniale” da parte dell'indagato e quindi “un vantaggio ingiusto”.

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