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Commercialisti: “Spostare il prelievo ai patrimoni, via l'Irap”

del 26/11/2010

Commercialisti: “Spostare il prelievo ai patrimoni, via l'Irap”

Il parere dei commercialisti sulla riforma fiscale punta su: un’inversione del meccanismo di tassazione dal reddito ai patrimoni, un'amministrazione fiscale meno vessatoria verso i contribuenti, la riforma della giustizia tributaria, più impegno nella lotta all'evasione con il potenziamento del redditometro, l'abolizione dell'Irap, il ripristino degli incentivi fiscali per la capitalizzazione delle imprese, un'Autorità fiscale indipendente dal governo. Ma soprattutto i commercialisti pongono un problema di metodo nell'affrontare la riforma fiscale: un vero confronto politico tra maggioranza e opposizione. Per evitare che, come è successo negli ultimi quindici anni, ogni riforma varata venga smontata dal governo successivo. Per il Consiglio dei dottori commercialisti la riforma fiscale più che sul gettito dovrebbe avere precisi obiettivi sociali ed economici raggiungibili attraverso una semplificazione e una migliore distribuzione del carico fiscale che consenta anche interventi immediati ed escluda categoricamente ricorsi a sanatorie fiscali. Per garantire regole certe e ripristinare così la fiducia nel rapporto tra fisco e contribuenti è necessario elevare lo Statuto dei contribuenti a norma di rango costituzionale e creare un'autorità indipendente incaricata di valutare l'impatto dell'introduzione di nuove norme fiscali. La lotta all'evasione attraverso il redditometro non deve essere “snaturato in una sorta di studi di settore per famigliee soprattutto da solo non basta, anzi pone “le basi per un sistema di polizia fiscale e non per uno Stato di diritto”. Per un fisco più equo i commercialisti propongono: l'abolizione dell'Irap, che a parità di reddito penalizza le imprese che danno più lavoro e il riequilibrio tra imposizione sul lavoro e sulle rendite finanziarie. La progressività Irpef non è tarata sul reddito ma sull'evasione: a partire da 28 mila euro scatta un prelievo di del 38%, più addizionali ed eventuale Irap, ma gli unici redditi che subiscono questo sanguinoso prelievo sono quelli di lavoro. “Il nostro sistema fiscale - concludono i commercialisti - trasmette un messaggio cristallino: lavorare non conviene. E se proprio si deve lavorare, conviene evadere”.

a cura della Redazione

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