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Amministratore senza delega responsabile se informato

del 23/11/2010

Amministratore senza delega responsabile se informato

In caso di bancarotta, la responsabilità dell'amministratore privo di deleghe passa dalla dimostrazione che questi era informato di ciò che stava avvenendo nella gestione dell'impresa. È necessario, cioè, che l'amministratore "abbia avuto la percezione del compimento di attività illecite nell'amministrazione della società", e che "abbia avuto percezione dei sintomi di illecito o che le attività incriminate fossero talmente anomale da non poter sfuggire"; inoltre, per configurare la punibilità dell'amministratore non operativo, deve essere dimostrato che egli "abbia avuto la concreta possibilità di intervenire per impedire l'evento dannoso". È quanto ha affermato la quinta sezione penale della Cassazione con la sentenza n. 41136/10, depositata ieri, in merito a una causa di bancarotta. Dal fallimento di due società collegate dichiarato nel 1994 venivano imputati un amministratore di diritto e un membro del collegio sindacale; condannati in primo grado per i reati fallimentari inerenti a una sola delle due società coinvolte, in appello il reato di bancarotta per operazioni dolose veniva derubricato in bancarotta per false comunicazioni sociali, mentre veniva confermata l'affermazione di responsabilità per le ipotesi di bancarotta fraudolenta documentale e per distrazione. L'amministratore ricorreva per Cassazione, affermando l'errata interpretazione della legge, laddove i giudici di merito lo avevano ritenuto colpevole pur non avendo egli alcuna delega operativa né compiuto, secondo la difesa, alcun atto gestorio della società.
Sul piano penale, la Suprema corte dichiara i reati estinti per intervenuta prescrizione, annullando la sentenza. Sul piano civile, però, gli 'ermellini' rilevano che l'elemento psicologico della bancarotta fraudolenta è il dolo generico, pertanto è necessario dimostrare che l'imputato sia pienamente consapevole delle azioni dolose che si stanno compiendo sul patrimonio sociale. Poiché, secondo i giudici di legittimità, la sentenza impugnata si presentava carente nella motivazione, questa viene annullata agli effetti civili e rinviata per nuovo esame al giudice competente.

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