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Prelievo di somme da conto corrente cointestato effettuato ante mortem

del 15/11/2010

Prelievo di somme da conto corrente cointestato effettuato ante mortem

La questione in oggetto si snoda su un caso di lite successoria sulla quale il Tribunale di Mondovì si è espresso con la sentenza n. 40 del 04/02/2010. Un anziano signore, accudito dalle cure del nipote e di sua moglie, cointesta a quest’ultima, con firma e disponibilità disgiunta, il proprio conto corrente suggerendole di effettuare un sostanzioso prelevamento e di considerare le somme come una sorta di ricompensa per l’impegno profuso ed evitando, per di più, che altri parenti possano vantare diritti di sorta. Il prelevamento avviene prima della dipartita dell’anziano zio. I parenti del defunto,in qualità di eredi legittimi, promuovono azione giudiziaria richiedendo alla signora la restituzione, al compendio ereditario, della somma prelevata o, in subordine, della metà. Secondo parte attrice la cointestazione avrebbe avuto l’unico scopo di agevolare lo zio, ormai anziano, nella gestione del c/c sul quale, viene evidenziato, giacevano somme di esclusiva pertinenza del defunto. La convenuta, pur riconoscendo l’avvenuto prelevamento, afferma che lo zio avesse volutamente disposto un atto di liberalità nei suoi confronti. Il Tribunale di Mondovì viene chiamato a configurare il regime giuridico opportuno. La donazione indiretta è l’istituto più calzante al caso in esame. Si ottiene il medesimo effetto di liberalità che sta nel risultato dell’atto, non nel contenuto, e la disciplina della forma segue quella del negozio concretamente utilizzato dalle parti. Si parla di donazioni rimuneratorie nel caso in cui il donante, con la consapevolezza di non esservi tenuto,operi la decisione alla luce di particolari meriti del donatario o azioni compiute a proprio vantaggio. Sul tema la giurisprudenza si è espressa profusamente. Tutt’altro che pacifica è la circostanza secondo cui il prelevamento ante mortem di uno dei due cointestatari realizzi, in mancanza di rapporti onerosi tra le parti,una donazione indiretta senza far sorgere alcun obbligo di restituire somme da parte del beneficiario. Si parla di presunzione di uguaglianza sulle somme depositate, che si ricava dall’art. 1298 c.c. alla cui disciplina rinvia per implicito l’art. 1854 c.c., allorché qualifica “solidale” il rapporto di debito/credito dei cointestatari nel caso di conto cointestato a più persone. Per superare la presunzione di comproprietà occorre dare prova della personalità del denaro in base al relativo titolo di acquisto. Nel caso gli eredi attori richiedono la restituzione dell’importo ottenuto dal de cuius proprio in ragione della sua unica titolarità delle somme sul c/c cointestato. Il Giudice di primo grado accoglie la richiesta di rimborso degli attori e condanna la convenuta a restituire l’intera somma prelevata, negando che nella fattispecie concreta siano ravvisabili gli estremi di una donazione. Viene esclusa la donazione indiretta richiamando l’art. 771 secondo cui è nulla la donazione di beni futuri per la parte ad essa relativa ed inoltre, per il Tribunale un suggerimento, non sarebbe stato sufficiente a realizzare il pieno intento liberale. Viene ovviamente esclusa la donazione diretta perché nulla per difetto di forma. La sentenza in esame pur non essendo condivisibile, presenta dei pregevoli spunti di riflessione e si invita pertanto ad una sua più approfondita lettura.

di Francesca Baddato, in Giurisprudenza Civile n. 07-08/10 pag. 1782

Avv. Manuela Onesto
La Scala Studio Legale e Tributario

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