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Decreto ingiuntivo e mediazione, istruzioni per l'uso

del 22/10/2010

Decreto ingiuntivo e mediazione, istruzioni per l'uso

Il decreto legislativo n. 28-2010 regola la normativa relativa alla mediazione delle liti prevedendo, tra l'altro, a far data da marzo 2011 l'obbligatorietà della procedura come causa di procedibilità della lite in sede giudiziaria in numerose materie e stabilendo inoltre per l'avvocato, pena la nullità del contratto, l'obbligo di informare il cliente sulla possibilità di risolvere la lite con la mediazione.
Il decreto legislativo n. 28-2010 ha escluso che l'avvocato debba informare il proprio cliente della possibilità di ricorrere alla procedura conciliativa (sia obbligatoria e sia su impulso del giudice) nei procedimenti per ingiunzione, compresa l'opposizione, fino al momento della pronuncia del giudice sulle istanze di concessione e sospensione provvisoria dell'esecuzione.
A questo proposito, sembra interessante segnalare, come il Tribunale di Varese, con un provvedimento interpretativo del 30 giugno 2010, ha sancito il vincolo della conciliazione obbligatoria anche per i decreti ingiuntivi.
Il Tribunale ha ritenuto giusto il comportamento dell'avvocato che, anche nel caso di un decreto ingiuntivo, ha informato la parte cliente della possibilità di risolvere la causa attraverso la mediazione ( sia facoltativa, obbligatoria o su impulso del giudice).
IL TRIBUNALE si è così espresso: "L'obbligo informativo di cui all'articolo 4 comma 3 del decreto legislativo n. 28 del 2010 deve ritenersi sussistente se la lite insorta tra le parti rientri tra quelle controversie per cui è possibile (in concreto, perché prevista) l'attività (facoltativa, obbligatoria o su impulso giudiziale) dei mediatori". La mediazione facoltativa può essere infatti utilizzata anche in questa fase del procedimento ingiuntivo e di questa possibilità la parte deve essere messa a conoscenza.
Quindi: secondo la pronuncia in esame il cliente deve essere avvisato comunque della rilevanza che potrà avere il dlgs n. 28 del 2010 nel proseguimento del giudizio, dal momento che il congelamento delle disposizioni sulla conciliazione termina nel momento in cui il giudice pronuncia il suo "verdetto" sull'esecuzione provvisoria.
Pur non volendo entrare nel merito e nella valutazione giurisprudenziale della decisione del Tribunale di Varese, si vuole cogliere l'occasione per mettere in risalto una problematica che da anni interessa e preoccupa moltissime imprese e che ad oggi, in epoca di crisi, ha assunto dimensioni ancora più rilevanti ovvero il recupero dei crediti. È utile pertanto, a questo proposito, prendere in considerazione alcuni punti fondamentali del problema :
-Il ricorso al decreto ingiuntivo (adesso anche telematico) è senza dubbio il mezzo più usato dal punto di vista pratico per il recupero dei crediti delle aziende; lo strumento, a volte, grazie ai meccanismi giuridici di opposizione e alle aste che non servono a niente, costringe le parti ad adire al procedimento giudiziario ordinario e continuare la lite per parecchi anni;
- il decreto ingiuntivo è una procedura che espone le aziende al sostenimento di costi abbastanza elevati (spese legali, diritti ecc.);
- inoltre anche quando la giustizia ha fatto il suo corso (magari dopo anni) capita spesso che la parte debitrice non abbia i mezzi per pagare e in questo caso , per il creditore, oltre al danno si aggiunge la beffa, in quanto deve farsi anche carico delle relative spese giudiziarie.
Alla luce di quanto sopra sembrerebbe addirittura superfluo ribadire la necessità di trovare dei modi alternativi che potrebbero rivelarsi utili per risolvere la problematica del recupero crediti (tra i quali anche la mediazione visto gli esigui costi da sostenere). Si potrebbe infatti provare a risolvere la causa e soddisfare i propri bisogni ed interessi anche, ma non solo, attraverso altre forme di compensazione che non necessariamente devono essere di natura solo monetaria (secondo un detto popolare "piuttosto che niente è meglio piuttosto"). In effetti è utile sottolineare che, se una parte non vuole o non può pagare, nessun decreto ingiuntivo o atto di pignoramento potrà costringerla ad estinguere il suo debito e questo, purtroppo, capita in tanti casi.
Per ultimo poi, bisogna sempre ricordare che, se il tentativo di mediazione non dovesse portare a nessun risultato positivo, le parti, come garantito dalla Costituzione, saranno sempre libere di adire al sistema giudiziario ordinario.
Non bisogna quindi tralasciare nessuna possibile soluzione che possa servire a migliorare il problema del recupero dei crediti aziendali (e di riflesso contribuire alla crescita delle aziende) stimolando il legislatore affinché fornisca delle valide alternative per una soluzione appropriata del problema intervenendo, se necessario, con una modifica dello stesso decreto legislativo 28-2010 come lo stesso Tribunale di Varese ha sentenziato.
Celeste Vivenzi

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