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Uno screening sulla partita Iva

del 13/10/2010

Uno screening sulla partita Iva

L'amministrazione finanziaria verificherà preventivamente l'affidabilità dei soggetti che chiedono il numero di partita Iva, o al massimo entro sei mesi dal rilascio. Dovrà poi procedere all'invalidazione del numero nel sistema informativo comunitario qualora il soggetto risulti inattivo per un anno o quando abbia constatato irregolarità nei dati dichiarati. Sono alcune novità contenute nel regolamento del consiglio del 7 ottobre 2010, n. 904/2010, in materia di cooperazione amministrativa e di lotta alle frodi Iva, pubblicato nella Guue. serie L 268 del 12 ottobre 2010. Il regolamento, che abroga e sostituisce il precedente n. 1798 del 2003, si applicherà dal 1° gennaio 2012. Il varo della nuova disciplina comunitaria in materia sbloccherà probabilmente i provvedimenti sul regime autorizzatorio delle operazioni intracomunitarie, che l'Agenzia delle entrate deve adottare in attuazione dell'art. 27 del dl n. 78/2010. Vediamo alcuni aspetti del nuovo regolamento, il cui impianto fondamentale ricalca le disposizioni del 'rifuso' regolamento 1798/2003.
Scambio di informazioni senza preventiva richiesta. Gli stati membri sono tenuti a cooperare per assicurare la corretta riscossione dell'Iva non soltanto controllando le operazioni soggette all'imposta nel proprio territorio, ma anche fornendo assistenza agli altri stati sulle attività che si svolgono nel proprio territorio, ma devono essere tassati in un altro. In linea con questo obiettivo, viene confermato che lo stato membro trasmette, senza preventiva richiesta, le informazioni ad ogni altro stato membro nei casi in cui: la tassazione dell'operazione debba avvenire nello stato di destinazione, se le informazioni possedute dallo stato membro di origine sono necessarie per il controllo (si pensi, per esempio, al caso in cui, nel corso di una verifica nei confronti di due soggetti nazionali, l'amministrazione finanziaria accerti che essi hanno posto in essere una prestazione di servizi relativi ad un bene immobile situato in un altro stato membro); se si ha motivo di credere che nell'altro stato membro possa essere stata commessa una violazione Iva; se esiste un rischio di perdita di gettito fiscale nell'altro stato membro.
Una novità consiste nel fatto che lo stato membro fornitore delle informazioni può chiedere allo stato membro destinatario l'invio di un feedback, allo scopo di assicurare il miglioramento continuo della qualità delle informazioni scambiate.
Archiviazione e scambio automatico di informazioni. Ciascuno stato membro archivia in un sistema elettronico: le informazioni desunte dagli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie; i dati riguardanti l'identità, l'attività, l'organizzazione e l'indirizzo dei soggetti ai quali ha attribuito il numero identificativo Iva, nonché la data di attribuzione; i numeri identificativi che hanno perso validità, con specificazione della relativa data; i dati relativi alle transazioni di commercio elettronico e altre transazioni particolari. Queste informazioni devono essere inserite immediatamente nel sistema e devono restarvi per almeno cinque anni; i dati desunti dagli elenchi delle operazioni intracomunitarie dovranno essere inseriti entro un mese dalla fine del periodo di riferimento.
Ogni stato membro potrà accedere automaticamente alle suddette informazioni, che, relativamente agli elenchi delle operazioni intracomunitarie, dovranno comprendere il valore di tutte le forniture intracomunitarie di beni e di servizi fatte o ricevute dal soggetto.
Attendibilità dei dati. Gli stati membri dovranno adottare le misure necessarie a garantire che i dati immessi nel sistema siano completi ed esatti. In questo contesto, dovranno attuare procedure di verifica dei dati, in base ai risultati della loro valutazione del rischio, effettuando queste verifiche, in linea di massima, prima dell'identificazione del soggetto passivo, o, se in tale occasione siano state effettuate solo verifiche preliminari, entro sei mesi dall'identificazione. Gli stati membri dovranno invalidare il numero identificativo Iva 'almeno' nelle situazioni seguenti: mancato esercizio o cessazione dell'attività economica; questa circostanza, fatta salva la prova contraria, si potrà presumere dalla mancata presentazione di dichiarazioni e di elenchi per un anno; dichiarazione di dati falsi, oppure mancata comunicazione di dati la cui conoscenza avrebbe indotto l'amministrazione a non rilasciare o ad invalidare il numero identificativo.

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