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Crowdfunding, in arrivo tassazione?

del 04/06/2015

Presto il crowdfunding (letteralmente "raccolta fondi dalla folla") potrebbe essere soggetto a tassazione.

Per crowdfunding intendiamo quelle raccolte fondi collettive che oggi, grazie alla rete, sono sempre più diffuse. Esse, mediante l'utilizzo di siti dedicati o del semplice passaparola sui social network, permettono a chi ha un'idea, un progetto o una causa da promuovere di diffondere un appello per il reperimento dei fondi necessari a realizzarlo/a. Si tratta di qualcosa di diverso dalla semplice beneficenza, in quanto può essere effettuato anche per fini che possono condurre alla creazione di un guadagno, cosa che accade ad esempio per le start up che cercano finanziatori per avviare il proprio progetto imprenditoriale. In Italia il crowdfunding ha permesso il finanziamento di numerosi progetti culturali, come la produzione di cd, spettacoli teatrali, mostre culturali e tanto altro ancora.

Fino a oggi la raccolta di fondi collettiva attraverso la rete è apparsa esente da una tassazione specifica. Tuttavia l'Europa, alla luce del dilagare del fenomeno, starebbe studiando una normativa volta a tassare i ricavi delle raccolte fondi. Per capire la portata della questione, si pensi che al momento in Europa il crowdfunding frutta almeno 120 milioni di euro ogni anno, dei quali due terzi riguardano l'acquisizione di quote in aziende. Ecco perchè si tratta di qualcosa di molto lontano dalla beneficienza. Il secondo caso, in particolare, sta facendo ipotizzare l'introduzione di un'aliquota IVA, ma non si sa ancora se la tassazione verrà differenziata anche in base allo scopo della raccolta fondi stessa.

Il crowdfunding che determina l'acquisizione di quote della società (solitamente una start up), detto equity crowdfunding, nonostante i dati sopra citati, sembrerebbe trovarsi in difficoltà nel suo sviluppo capillare. E, sebbene l'Italia sia stata tra i primi paesi europei a emettere una precisa normativa in materia, i risultati sarebbero ancora poco soddisfacenti dal punto di vista delle imprese e i casi effettivamente riusciti sarebbero un numero minimo. I freni allo sviluppo di questa modalità di finanziamento sembrerebbero derivare dalle norme più restrittive rispetto ai progetti di crowdfunding che non presuppongono la creazione di un'impresa. Aggiungiamoci poi che non sempre si è disposti a rischiare un vero e proprio capitale in progetti imprenditoriali che potrebbero anche non avere successo. Insomma, viste le premesse quella della tassazione risulta, almeno per lo Stato italiano, una questione ancora piuttosto marginale.

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