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Garante: certificati medici proteggano la privacy

del 16/02/2015

Da un certificato medico non si devono evincere i dati sensibili del paziente. Lo ha affermato in una nota il Garante della Privacy, precisando che non deve essere possibile in alcun modo risalire alla patologia dell'interessato.


L'intervento si è reso necessario in quanto in alcuni casi le strutture tendevano a utilizzare carta intestata, timbri o diciture contenenti la tipologia di ospedale o la specializzazione del reparto o del professionista erogante la prestazione sanitaria. L'Autorità si è espressa su sollecitazione di un cittadino che aveva richiesto un certificato medico per giustificare la sua assenza dal lavoro, attestando la sua presenza presso la struttura ospedaliera. Questi aveva ricevuto un foglio dove erano indicate sia la tipologia di prestazione sanitaria erogata sia la specializzazione del medico autore della visita. Un comportamento giudicato scorretto e lesivo della privacy del paziente.

L'ospedale in questione ha provveduto a sostituire i moduli "incriminati", che avrebbe dovuto smaltire già dieci anni prima. La sostituzione, infatti, sarebbe dovuta avvenire nel 2005, quando il Garante si era già pronunciato per tutelare i dati sensibili dei pazienti e impedire che terze persone potessero venire a conoscenza di informazioni sul loro stato di salute. In particolare, secondo l'Autorità, il certificato medico deve essere generico e non specificare il nome dell'ospedale o della struttura sanitaria né tantomeno la specializzazione del reparto o del medico e la tipologia di visita/esame effettuata.

Questi requisiti valgono non solo per i certificati medici da presentare sul luogo di lavoro ma anche per quelli prodotti per giustificare la mancata partecipazione a un concorso pubblico o la mancata presenza in tribunale. Qualora il paziente riceva un modulo non rispondente alle direttive del Garante, egli ha diritto a chiederne la sostituzione con un altro che sia conforme. Nel caso in cui si veda negata l'erogazione del certificato regolare, il paziente ha facoltà di rivolgersi al Garante della Privacy o ad altra autorità competente.

Non è la prima volta che l'Autorità si esprime sulla tutela dei dati personali legata al mondo della sanità. Qualche mese fa, ad esempio, aveva stabilito la necessità che i medici consegnino le ricette mediche direttamente agli interessati oppure a terze persone ma rigorosamente in busta chiusa. E ancora, si era pronunciato sul rispetto della privacy nella condivisione dei dati mediante la cartella medica elettronica, stabilendo che tali dati non possano essere raccolti e conservati senza un'autorizzazione scritta dei pazienti.

In conclusione, lo stato di salute dei pazienti costituisce un dato sensibile della massima delicatezza e, come tale, va tutelato in ogni circostanza e sede.

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