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Pressione fiscale

del 09/09/2014

Secondo quanto riportato nel rapporto annuale «Paying taxes» della Banca mondiale, si evidenzia che su 100 euro di utili realizzati da un ‘impresa, il 65,8% finisce in imposte, tasse e contributi. Il livello di tassazione delle imprese italiana è il più altro tra i Paesi europei analizzati.

Stesso discorso per le imprese francesi che restituiscono il 64,7% degli utili realizzati. Seguono Spagna (58,6%), Russia (50,7%), Germania (49,4%), Grecia (44%), Regno Unito (34%) e Irlanda (25,7%).

Entrando nel dettaglio, il fardello maggiore è rappresentato dai contributi che costano alle imprese quasi il 35% degli utili. L’altra componente è rappresentata dalla tassazione diretta, incluse IRPEF e IRES.

A peggiorare la situazione il numero di adempimenti per il pagamento di imposte, tasse e contributi. Anche in questa classifica l’Italia si colloca in al primo posto con un ammontare di ore necessario ad espletare tutti gli obblighi nei confronti del fisco che ammonta a 269. In tal senso, casi emblematici di efficienza sono San Marino dove servono soltanto 52 ore all'anno per espletare tutti gli obblighi nei confronti del fisco, il Lussemburgo, dove di ore ne bastano 55, oppure in Svizzera 63.

Ovviamente, più alto è il numero delle ore necessarie ad espletare tutti gli obblighi nei confronti del fisco, maggiori sono i costi per le imprese italiane rispetto ai loro competitors, minore è il loro grado di competitività.

Un ulteriore dato importante fornito dal rapporto annuale «Paying taxes» della Banca mondiale riguarda il numero di pagamenti a favore del Fisco necessari nei vari Paesi. In tale graduatoria, l’Italia si colloca a metà classifica: 15 bollettini da versare all'Erario. Meglio dell’Italia Svezia, Norvegia, Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, Regno Unito e Germania dove il numero di pagamenti va da un minimo di 4 (Svezia) ad un massimo di 9 (Germania). Fanno registrare risultati peggiori la Romania con 39 pagamenti a favore dell’Erario, Cipro con 30 e il Lussemburgo con 23.

I dati forniti dal rapporto della Banca Mondiale mostrano inequivocabilmente i fattori sui quali bisogna intervenire urgentemente in Italia ossia il livello di tassazione e gli adempimenti burocratici, che, sono una delle cause della scarsa competitività dell’impresa italiana.

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