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Rendite finanziarie: sicuri di ricorrere all’affrancamento?

del 24/07/2014

Lo sapevamo già da qualche tempo: dallo scorso primo luglio è scattato l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. Dal precedente 20%, siamo arrivati di colpo all’attuale 26%, con l’eccezione dei titoli di stato.

C’è un “però” di cui tener conto. I risparmiatori che lo desiderano possono avvalersi del diritto di affrancamento, che prevede la riduzione della tassazione per quanto percepito fino al 30 di giugno, mentre per il successivo semestre e fino al disinvestimento del titolo la tassazione sarà quella prevista dalla legge.

Ma, come dice il detto popolare, “non è tutto oro ciò che luccica”.

Così esposta, infatti, la norma potrebbe essere vantaggiosa per tutti gli investitori. In realtà l'adesione all'affrancamento comporta dei rischi: nel caso in cui un titolo perdesse di quotazione dopo il 30 di giugno, la tassazione complessiva potrebbe rivelarsi inferiore rispetto a quella ottenibile con l'affrancamento (seppur con percentuale di tassazione maggiore). La tassazione, infatti, viene calcolata sulla plusvalenza maturata e non sul valore del titolo stesso.

Un esempio può venirci in soccorso: un titolo di borsa acquistato a 200 nel 2013 è salito fino a 250 nel primo semestre, con un margine di 50. Con l'affrancamento sarà possibile pagare il 20% di 50, cioè 10, anche se la vendita sarà effettuata successivamente. Al momento della cessione del titolo il risparmiatore sarà tenuto a pagare il 26% su quanto maturato dal primo di luglio. Mettiamo il caso che lo stesso titolo guadagni ulteriori 50, arrivando a 300. La tassazione sarà pari al 26% di 50, cioè 13. Complessivamente il risparmiatore pagherà quindi 23, una cifra inferiore ai 26 che avrebbe pagato senza affrancamento.

Dall'esempio precedente, è evidente che in caso di una forte perdita del titolo, la richiesta di affrancamento significherebbe pagare di più del dovuto. Ovviamente, è impossibile fare previsioni a priori l'andamento dei mercati finanziari, è una scelta del risparmiatore quella di avvalersi o meno di questa possibilità.

Si ricordi inoltre che l'affrancamento non si applica separatamente a ogni tipo di prodotto, ma viene scelto complessivamente per tutti i beni finanziari posseduti. In caso di minusvalenza e di scelta dell'affrancamento, questa non potrà essere detratta dal conteggio dei guadagni e sarà quindi conteggiata al pari delle altre rendite.

Oltre ai titoli di stato succitati, sono escluse dalla riforma al 26% anche le plusvalenze bancarie, che continueranno a essere tassate al 12%.

A cosa dobbiamo queste nuove tasse? L'aumento della tassazione delle rendite si è reso necessario da parte del governo per avere la copertura necessaria al decreto Irpef, celebre per gli effetti provocati nelle tasche di molti italiani: il rimborso di ottanta euro nelle buste paga di pensionati e lavoratori dipendenti.

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