Secondo quanto riportato dall’Istat, tra la seconda e la terza mensilità dell’anno in corso la variazione delle retribuzioni è stata sostanzialmente nulla.
Da un punto di vista congiunturale non vi è alcuno scostamento tra quanto riscontrato in febbraio e quanto calcolato per il mese di marzo. Sul versante tendenziale si è registrata una maggiorazione pari all’1,4%. Cresce quindi il divario tra l’inflazione che è aumentata dello 0,4% e l’andamento dei salari, che da quest’ampliamento della forbice hanno tutto da guadagnare. Il gap, per la prima volta da giugno di quattro anni fa, è salito all’1%, soprattutto a causa dell’arresto dei prezzi.
Nell’analisi dell’andamento delle retribuzioni contrattuali orarie nel mese di marzo, queste hanno registrato un aumento su base annua dell'1,9% per i dipendenti del settore privato, mentre la variazione è stata nulla per quelli dell’Amministrazione Pubblica. In generale, diversi settori hanno registrato degli aumenti tendenziali, tra questi, i maggiori incrementi sono stati registrati nelle telecomunicazioni (4,0%); agricoltura (3,3%); energia elettrica e gas (3,0%). Sul fronte dei contratti, a marzo non è stata registrata alcuna scadenza, mentre è stato recepito un solo accordo. Alla fine della terza mensilità dell’anno, il 61,9% sul totale dell'economia e il 50,7% nel settore privato rappresentano la fascia di dipendenti che attendono il rinnovo del contratto. In media i lavoratori con il contratto scaduto, attendono 27,2 mesi per un rinnovo.
